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venerdì 21 ottobre 2016

La luna delle renne (Elizabeth Marshall Thomas)

"La Luna delle Renne" ("Raindeer Moon") è un romanzo del 1987 della scrittrice statunitense Elizabeth Marshall Thomas.
La protagonista è Yanan, nata nella Siberia di ventimila anni fa. La storia comincia quando la ragazza è già defunta e si svolge come un flashback in prima persona lungo due linee temporali parallele: quella che racconta la sua storia quando era in vita e quella che racconta la sua esperienza come spirito. Yanan è bella e abile, ma è una testa calda. Lei e gli altri cacciatori-raccoglitori della Siberia del Paleolitico superiore, molto simile ad una versione gelida della savana africana, lottano costantemente contro la fame, il freddo e tutti gli altri numerosi pericoli del loro ambiente. In questo contesto così duro le rigide regole sociali che regolano la vita dei gruppi umani possono diventare un aiuto, ma anche una prigione, soprattutto in inverno, quando il freddo costringe ad una vicinanza forzata.
La Marshall non è una paleontologa, ma si vede che ha studiato. L'ambiente naturale è ricostruito con cura e il comportamento delle popolazioni umane appare molto verosimile, probabilmente perché è ispirato a quello delle tribù di cacciatori-raccoglitori ju-wa del Kalahari presso cui l'autrice ha vissuto a lungo negli anni '50. Le capanne descritte, invece, sono ispirate a quelle riportate alla luce nel bacino dello Yenisei-Angara.
Ma per parlare di "La luna delle renne" bisogna andare ben oltre il realismo della storia, che è compromesso in partenza dalla decisione - pur molto interessante - di raccontare la storia come se le credenze spirituali delle popolazioni protagoniste fossero reali. Parte del fascino del romanzo deriva dalla suspense creata dalla scelta di raccontare solo alla fine la causa della morte della protagonista. La maggior parte, però, deriva dalla profonda umanità dei personaggi, che, per quanto seguano costumi che al lettore possono sembrare bizzarri, soffrono, gioiscono e amano alla nostra stessa maniera. Ho trovato particolarmente interessante, rispetto ad altri romanzi ambientati nella preistoria, scegliere di raccontare la storia di popolazioni che vivono in condizioni durissime. In questo modo la Marshall crea un romanzo di grande impatto emotivo. Questo soprattutto per quanto riguarda il racconto in prima persona della vita di Yanan, mentre ho trovato a tratti noiosi i racconti della sua esperienza come spirito, in cui si trasforma in vari animali per vivere come loro per un certo periodo.
Nonostante questo, il romanzo mi è piaciuto molto e lo consiglio senz'altro.
Ringrazio ancora Karmilla per avermelo segnalato!

venerdì 7 ottobre 2016

L'uomo dei Balzi Rossi (Stanis Mulas)

"L'uomo dei Balzi Rossi" è un romanzo del 1988 di Stanis Mulas, uno studioso di archeologia mediterranea, laureato in giurisprudenza, che ha esercitato la professione legale e collaborato a vari quotidiani. Mulas ha pubblicato più di cento romanzi, tra gialli e d'avventura, sotto diversi pseudonimi, fino alla sua morte nel 1993.
Il libro ha avuto varie ristampe (che io sappia solo cartacee), ma al momento è difficilissimo da trovare. Io ho comprato usata su Amazon la prima edizione dell'Euroclub Italia (con in copertina fotogrammi del meraviglioso "La guerra del fuoco" di Annaud) ad un prezzo irrisorio.
Ho scoperto questo romanzo su consiglio di Karmilla, una lettrice del mio (più o meno defunto) blog "La Voce del Dinosauro" più di un anno fa. Me l'ha consigliato in quanto sono un'appassionata di preistoria e questo è uno dei pochi romanzi ambientati in quel periodo. In più, rispetto ad altri, ha la particolarità di essere ambientato nientemeno che in Italia, in Liguria, e di essere stato scritto da uno studioso di archeologia mediterranea.
Il romanzo trae spunto da un sito archeologico realmente esistente. Balzi Rossi, infatti, è il nome di una spiaggia, di un museo e di un complesso di grotte vicino a Ventimiglia in cui, dalla seconda metà dell'Ottocento, sono stati trovati diversi reperti paleolitici. Il luogo è chiamato così per il colore della roccia, formata da calcare ricco di minerali ferrosi. Il sito comprende circa 15 caverne con una ventina di sepolture umane, oggetti di vario tipo, un'incisione rupestre e resti animali. Gli scheletri rinvenuti appartengono a uomini di Cro-Magnon (sapiens).
Mulas racconta di uno dei tanti incontri tra i Neanderthal che hanno vissuto per cinquantamila anni lungo l’arco della riviera ligure, e i Cro-Magnon, tramite due storie parallele, quella della vita quotidiana della tribù Neanderthal dei Balzi Rossi e quella di un gruppo di Cro-Magnon che lasciano i territori gelidi in cui sono nati e affrontano un viaggio lungo e pericoloso per raggiungere i Territori Caldi e la Grande Acqua Salata di cui narrano i loro anziani.
Naturalmente il cammino delle due genti si incrocerà, con conseguenze imprevedibili, fra scontri, intrighi e storie d'amore.
Il romanzo in generale è abbastanza ben scritto. L'italiano risulta a tratti antiquato e a tratti molto moderno. Il ritmo è buono, anche se ci sono degli episodi, spesso alla fine, che risultano un po' sconnessi. Il punto di vista è quello di un narratore onnisciente esterno. I personaggi principali sono interessanti e abbastanza approfonditi, quelli secondari risultano sottomessi alle necessità della narrazione (alcuni presenti fin dall'inizio vengono presentati solo quando compiono azioni rilevanti e i personaggi minori sono solo tratteggiati).
Dal punto di vista paleontologico, pur essendo un libro piuttosto vecchio, è comunque molto interessante. Infatti in passato i Cro-Magnon erano spesso indicati come la causa dell'estinzione dei Neanderthal nonostante secondo i reperti abbiano convissuto con i Neanderthal per circa 60.000 anni nel Levante e per più di 10.000 anni in Francia. Questo libro invece promulga un'ipotesi che sembra in linea con alcune recenti scoperte.
Ovviamente ho trovato interessante anche il ritratto delle due culture, raccontate come sullo stesso piano a livello di sviluppo tecnico e culturale, ma comunque differenti: anarchici i Neanderthal, gerarchici i Cro-Magnon, con capi donna in periodo di pace e uomini in periodo di guerra.
Un punto di vista molto diverso da quello della McAuel nella saga de "I figli della Terra".
Quello che ho trovato un po' da romanzaccio di serie Z è stata l'insistenza sulle scene di sesso e sulla libertà sessuale delle donne, chiaramente filtrati da un punto di vista maschile.
In definitiva non è un romanzo incredibile, ma se siete appassionati del genere e siete interessati alla preistoria italiana ve lo consiglio senz'altro.

venerdì 30 maggio 2014

26/11/'63 (Stephen King)

File:11-22-63.jpg
11/22/63 è un romanzo di Stephen King scritto nel 2011. King a me piace molto, nonostante sforni bestseller a raffica, ho trovato tutti i suoi libri che ho letto di buona qualità. Questo però mi ha colpito come uno dei migliori e mi ha preso così tanto che ho paura di non riuscire a dare un giudizio del tutto obiettivo.
La trama: Jake Edding, un professore di lettere, scopre che Al, il gestore della sua tavola calda preferita, nasconde un segreto. Infatti nella sua dispensa c'è un passaggio che riporta chiunque lo attraversa alla stessa data e ora, le 11:50 del 9 Settembre 1958. Al rivela al protagonista di essere gravemente malato e lo prega di compiere al suo posto la missione che si era prefisso: impedire l'assassinio del presidente Kennedy, avvenuto il 22 Novembre 1963.
Non voglio dirvi di più e vi sconsiglio di leggere riassunti più completi (vi avverto, quello di Wikipedia è uno spoiler dietro l'altro), vi togliereste solo il piacere della lettura. E la lettura è davvero piacevole! I personaggi di King sono sempre estremamente umani e credibili, la ricostruzione della vita a fine anni '50 negli Stati Uniti è fenomenale, si possono quasi sentire gli odori e i sapori, e la dinamica dei viaggi nel tempo con le sue regole da sola basterebbe a creare una serie di colpi di scena mozzafiato.
Visto che parliamo di King, vi chiederete se ci sono parti horror o splatter (specie se come me siete sensibili alle budella che vagano impazzite). No, per niente, però è un libro che non si può incasellare in un genere ben preciso: ci sono avventura, amore, mistero, accenni di fantascienza e così via. Su tutto però aleggia quel senso di inquietudine che minaccia la trama del reale che è il marchio di fabbrica di King.
Il finale è un'esplosione di fuochi d'artificio. Non era quello che pensavo e nemmeno quello che avrei voluto, eppure ci sta veramente bene. Mi sto ancora riprendendo.
Assolutamente da leggere!!!

Voi l'avete letto? Cosa ne avete pensato?

lunedì 18 novembre 2013

Ender's Game


Ender's Game è un libro scritto da Orson Scott Card nel 1985. Ha vinto il premio Nebula e il premio Hugo e conta una lunga serie di seguiti e romanzi addizionali, ma si può tranquillamente leggere anche da solo. E' ambientato in un futuro in cui l'umanità ha subito devastanti attacchi da una razza aliena e gli alti comandi militari sono alla ricerca dei comandanti che li porteranno alla vittoria in un nuovo scontro. Per questo hanno creato degli istituti in cui addestrare le menti più brillanti fin da giovanissime. Ender è uno di questi bambini. Ha 6 anni ed è uno dei rari terzogeniti concessi dal programma di controllo delle nascite. I suoi fratelli sono stati scartati dalla scuola di guerra, Peter, il maggiore, perché troppo violento e Valentine, la sua amata sorella, perché troppo tenera. Ora è il turno di Ender, il quale, che lo voglia o no, deve addestrarsi per il bene della razza umana.
La scrittura di Card non è perfetta, ma è molto coinvolgente e il libro cattura presto il lettore, anche una come me che non va matta per le storie militaresche. La durezza dell'ambiente in cui vive Ender e le sue dinamiche di conflitto sono estremamente convincenti.
E' un libro che mi sento di consigliare a tutti (magari dai 12-14 anni), tranne a chi odi le situazioni di violenza fittizie che coinvolgono bambini.
Una nota divertente: Card è stato accusato di omofobia per aver espresso affermazioni controverse sugli omosessuali. In questo libro però ci sono molte scene in cui è facile vedere omosessualità repressa: bambini sculettanti, bambini perennemente nudi, bambini che lottano nudi nelle docce...


Ender's Game è stato adattato a fumetti e nel 2013 è uscito anche un film coprodotto da Card tratto dal romanzo. Ho apprezzato molto Asa Butterfield nel ruolo del protagonista. Fa parte del cast anche Harrison Ford.
Visto che ho guardato il film dopo aver letto il libro, per non falsare la mia recensione ho tenuto molto conto anche del parere del mio fidanzato, che invece non l'aveva letto.
Il film ricalca abbastanza fedelmente gli avvenimenti del libro, anche la storia è raccontata il più velocemente possibile per far stare nel tempo del film tutte le scene (mentre il libro si sarebbe potuto espandere ulteriormente!). Forse sarebbe stato più utile tagliarne un paio (in particolare quella al lago, davvero inutile) ed espandere altri avvenimenti fondamentali. Però a confronto con il libro si è su tutt'altro livello, anche a causa di un paio di scene in cui gli avvenimenti si svolgono in maniera poco razionale. Peraltro il grande colpo di scena finale era facilmente intuibile.
Rispetto all'originale la dimensione del conflitto sia con gli insegnanti sia con gli studenti è stata smussata moltissimo, per cui il film non riesce a rendere l'atmosfera. Sono state censurate anche le scene di nudo e i rapporti un po'morbosi. In più è stata tagliata la parte politica che si svolge sulla Terra, una scelta secondo me corretta, ma che impoverisce  e inserita una storia di love story in embrione.
Per rendere bene l'opera originale io e i miei amici concordiamo che lo strumento migliore sarebbe una serie anime: la lunghezza permetterebbe di esaminare bene i vari avvenimenti e i giapponesi non hanno sicuramente paura di un po'di violenza fra minorenni.
In definitiva il film è carino, adatto ad un pubblico di qualsiasi età per una visione abbastanza leggera. Il romanzo è più duro, ma anche più bello ed interessante, quindi a chi fosse interessato ad entrambi consiglio di leggere prima il libro.

martedì 16 luglio 2013

Qualche libro che ho letto negli ultimi tempi

images from Amazon

Tre cuori e tre leoni (Paul Anderson). E' un libro che prende esplicitamente spunto da "Un americano alla corte di re Artù" di Twain, pur avendo un tono molto più serio. Il protagonista è un membro della resistenza svedese ai nazisti che, durante un'importantissima operazione, si trova catapultato in un mondo medievale in cui esiste la magia e in cui, nuovamente, dovrà recitare un ruolo nella lotta fra Male e Bene. Se vi piacciono i viaggi nel tempo, il ciclo arturiano, il medioevo, il ciclo carolingio o le favole, questo libro vi piacerà sicuramente. L'ho trovato molto ben fatto e coinvolgente anche se non perfetto: il protagonista si ambienta troppo facilmente nel nuovo mondo e l'inizio è molto tirato in lungo, mentre la fine è anche troppo rapida. Comunque lo consiglio assolutamente.
Ho letto questo libro perché sono rimasta affascinata da The High Crusade, un libro dello stesso autore, che pare non essere mai uscito in italiano e mi è stato consigliato dall'ottimo Tapiroullant. Ho trovato quest'altro libro talmente figo da decidere di leggere tutti i libri di Anderson. E' un romanzo di fantastoria-fantascienza delirante, talmente truzzo da diventare un capolavoro. E' ambientato a metà del Trecento, durante le crociate. In un piccolo villaggio inglese atterra un'astronave aliena con intenzioni ostili, ma incredibilmente il signore locale, Sir Roger, con i suoi uomini riesce a sterminare gli alieni e impadronirsi della loro nave. E' solo l'inizio di un'avventura ben oltre i confini dell'assurdo.
Ho scoperto che nel 1994 ne hanno anche tratto un film (girato nientemeno che da Emmerich, quello di Stargate, Indipendence Day e Godzilla), che a questo punto mi piacerebbe vedere XD

La camera di sangue di Angela Carter, scrittrice femminista inglese che adoro, è una raccolta di novelle che rivisitano le fiabe tradizionali con lo scopo di farne emergere i significati latenti. La raccolta contiene diversi racconti di lunghezza variabile, di cui alcuni sono rivisitazioni diverse della stessa fiaba. In generale si possono descrivere come horror fantasy con sfumature erotiche. La scrittura della Carter è sempre fantastica, ma in alcune novelle ho trovato che si perdesse troppo nelle descrizioni. Quelle che ho apprezzato di più sono le varie rivisitazioni di Cappuccetto Rosso, dove ci sono un sacco di lupi mannari.
Per gli estimatori del genere c'è anche una novella con una vampira.

Duel e altri racconti è una raccolta di storie di Richard Matheson (famoso per Io sono leggenda e Tre millimetri al giorno), quasi tutte pubblicate a metà anni '50. I racconti sono di lunghezza variabile, ma sono prevalentemente fantascientifici e spesso giocano su di un colpo di scena finale. L'atmosfera retrò si sente un po' nelle figure femminili, quasi tutte casalinghe super emotive, ma ammetto che ho trovato la cosa interessante. Nessun racconto è davvero da buttare, Matheson è un buono scrittore, ma la qualità è variabile. Comunque alcuni sono davvero geniali, primo fra tutti "C...", ambientato in un futuro in cui il cibo è diventato qualcosa di osceno, come il sesso.
Dello stesso autore ho letto Tre millimetri al giorno che durante la lettura non mi convinceva, ma che a posteriori mi è piaciuto grazie al colpo di scena finale. Parla di un uomo che si restringe di tre millimetro al giorno.

martedì 20 novembre 2012

Incas vs. L'atzeco


In questo post uno sfidone all'ultimo sangue fra due libri, primi di due saghe, che parlano di due popoli precolombiani e della successiva conquista spagnola: "Incas: l'ombra del puma" di Antoine B. Daniel e "L'atzeco" di Gary Jennings!!!

Cominciamo da "Incas". Il romanzo parla di Anamaya, una ragazza inca con dei misteriosi occhi azzurri, che, anche se nasce in un villaggio sperduto di una tribù minore, riesce per motivi incomprensibili ad entrare nelle grazie dell'imperatore morente, e quindi negli strati alti della società. Ad un certo punto del libro si inserisce il punto di vista di uno spagnolo, Gabriel,  e si segue così l'arrivo di Pizzarro in Perù e l'incontro fra i due.
Il romanzo non è autoconclusivo.

"L'atzeco" invece è la storia della vita di Mixtli, figlio miope e senza molte prospettive di un cavapietre, che, per varie vicende riesce a scalare la società atzeca e compie vari viaggi fra i popoli confinanti. Viene raccontato anche l' arrivo degli spagnoli fino a vari anni dopo la conquista.
La narrazione è autoconclusiva in quanto segue tutta la vita del protagonista fino alla morte. E' strutturato come una serie di lettere dall'arcivescovo della Nuova Spagna a re Carlo I con in allegato la trascrizione della vita dell'atzeco, un espediente divertentissimo, perché si capisce che il re vorrebbe nuovi racconti pruriginosi e invece il vescovo vorrebbe negarglieli XD Imperdibile la scena in cui Mixtli espone ai frati che stanno scrivendo la sua storia, la sua teoria sulla correlazione fra ampiezza e colore dei capezzoli delle donne e la loro sessualità.

Io non sono un'esperta, ma da autodidatta mi sono appassionata ai popoli precolombiani e ho letto vari libri in proposito, quindi mi sono resa conto che entrambi gli autori devono avere studiato moltissimo per scrivere questi libri, anche se per forza di cose qualche particolare è inventato e qualche teoria potrebbe essere datata.
Entrambe le storie di per sé sono molto interessanti. A pelle mi interessava decisamente di più quella di Anamaya, ma trovo che quella di Mixtli sia sviluppata molto meglio: Anamaya è decisamente troppo "raccomandata", per quanto faccia la povera perseguitata le va tutto troppo bene. In generale i personaggi e le situazioni risultano un po'piatti. Anche la storia d'amore fa decisamente troppo Pocahontas della Disney: loro sanno di essere predestinati a stare insieme e si capiscono fin dall'inizio usando il linguaggio del cuore. Ma per favore!!! Magari i romanzi successivi sono meglio, ma questo non mi invoglia a leggerli.
Bisogna però dire che "L'atzeco" è un romanzaccio, per quanto più vivace, meglio raccontato e con personaggi più interessanti, per mantenere l'attenzione del lettore per tutte le innumerevoli pagine, Jennings ci mette violenza e sesso di tutti i tipi a profusione.
Apprezzo l'inserzione di qualche elemento soprannaturale in entrambi i libri, anche se trovo che Daniel abbia calcato troppo la mano.

Valutazione finale: vince decisamente "L'atzeco" perché:
1) entrambi i libri sono mattoni enormi, ma questo almeno è autoconclusivo (in effetti sono curiosa di vedere come si giochi il seguito nei volumi successivi)
2) mostra uno scorcio più ampio del popolo Inca e delle civiltà confinanti
3) ha personaggi decisamente più tridimensionali
4) ha una trama più vivace
5) l'espediente delle lettere è divertente e serve a cadenzare la storia

Li avete letti? Cosa ne pensate?

giovedì 15 novembre 2012

Brutti (Westerfeld)


La serie "Brutti" di Scott Westerfeld mi piace tantissimo ed è la mia preferita dell'autore. E' composta da quattro libri, di cui in Italia sono editi solo i primi due (-.-), Brutti e Perfetti. Gli altri due sono Specials ed Extras, che sono facilmente reperibili anche usati su internet e il cui inglese fortunatamente è abbastanza semplice. Da questa serie doveva essere tratto un film che doveva uscire nel 2012, ma non ho trovato notizie recenti al riguardo. Come la serie "Vampirus" e la serie "Midnighters", di cui ho già parlato, è uno young adult, ma qui il target si sente meno che in altri romanzi.

L'ambientazione è ciò che ho preferito, la trovo semplicemente geniale: la civiltà come noi la conosciamo è stata distrutta da un batterio mangia-petrolio fuori controllo, le linee costiere sono cambiate a seguito del surriscaldamento globale, l'umanità vive asserragliata in città stato fondate sui tre principi di Sostenibilità, Uguaglianza e Pace. A 12 anni i bambini vengono trasferiti in dormitori e all'età di 16 anni vengono operati per diventare bellissimi ed avere una salute di ferro. Tramite la chirurgia estetica, infatti, i governi pensano di eliminare tutte le ingiustizie e le disuguaglianze determinate dall'aspetto esteriore. Una volta operati, i giovani hanno accesso al quartiere dove i Belli passano il loro tempo fra feste e divertimenti, fino al raggiungimento dell'età adulta e all'inizio della vita lavorativa.
Tally Youngblood, la protagonista, come tutti non vede l'ora dell'operazione per diventare Bella, ma la sua nuova amica, Shay, non è così convinta e le fa notare delle incongruenze nel comportamento delle persone operate. Quando Shay scappa all'operazione per cercare Fumo, una misteriosa città costituita da Brutti sfuggiti all'operazione, Tally è costretta a fare una scelta...

I primi tre libri seguono le avventure di Tally. Il quarto è ambientato in Giappone qualche anno dopo e la protagonista è Aya, un'altra giovane Brutta. L'ambientazione pop non è male, ma è scocciante che proprio sul finale Tally compaia solo come personaggio secondario. Purtroppo il livello di Westerfeld spesso si abbassa sul finale. In ogni caso il mio libro preferito è il secondo (probabilmente perché è il primo che ho letto ^^').
La serie dei "Brutti" mi piace così tanto perché, oltre ad avere una bella trama, affronta in maniera credibile e interessante temi  problematici come la bellezza, il conformismo, l'individualità, il sistema di governo, i problemi ambientali...

lunedì 15 ottobre 2012

Darwinia (Robert Charles Wilson)

Darwinia è un romanzo del 1998 di Robert Wilson. Ha vinto un premio Aurora (un premio canadese) ed è stato nominato all'Hugo, ma secondo me non se lo merita.
L'idea base è fighissima: l'Europa e parte dell'Asia e dell'Africa all'improvviso vengono sostituite da un territorio della stessa forma, ma con flora e fauna molto diverse, quasi preistoriche. Lo stesso avviene con i mari intorno. Ovviamente gli abitanti scompaiono insieme con i "vecchi" continenti, creando una processione di esuli e orfani, di cui alcuni decidono di conquistare il nuovo territorio. Ma anche le grandi potenze sono interessate a quello che i giornali chiamano Darwinia...
La storia è ambientata nel 1912 e il protagonista è Guilford Law, un giovane fotografo affascinato da Darwinia fin dal tempo della sua comparsa, che entra a far parte di una spedizione di esplorazione del nuovo mondo.
E fin qui tutto bene. Non è una bella idea? Solo che Wilson si fa prendere la mano e ci mette dentro personaggi cavalcati da divinità in stile voodoo, i marziani, un'intelligenza cosmica, la vita dopo la morte, fantasmi della seconda guerra mondiale (perché proprio di quella non viene mai spiegato), mutazioni, una battaglia fra bene e male alla fine dei tempi in stile apocalisse e quant'altro. In teoria c'è una spiegazione razionale che permette di coordinare tutto, in pratica ho trovato che fosse veramente un po'troppo.
In più viene dato troppo spazio a personaggi che poi non sono adeguatamente sviluppati, come la figlia di Guilford, Lily, e che ci sono bizzarri sbalzi di punto di vista che si potevano tranquillamente evitare.
Insomma, se proprio non avete altro da leggere potete provarci, se no c'è di meglio.
In Italia è stato pubblicato da Fanucci nel '99. Io ho letto l'inglese e non è particolarmente difficile (specie con un vocabolario sottomano).

venerdì 14 settembre 2012

The inheritors (William Golding)

Un altro libro sulla preistoria, e ancora meglio sull'incontro fra Sapiens e Neanderthal, scritto nientemeno che da Signore-delle-mosche Golding!
Per prima cosa un grosso ringraziamento a Tapiroullant che non solo me l'ha fatto conoscere tramite la sua ottima recensione (che vi consiglio, visto che affrontiamo il libro da punti di vista un po'diversi), ma me l'ha anche prestato ^^
Per seconda cosa le brutte notizie: c'è stata un'edizione italiana del libro chiamata "Uomini nudi" (mmm, sexy!), ma è vecchissima e probabilmente introvabile. La soluzione è leggere il libro in originale come ho fatto io, però vi avverto che l'ho trovato parecchio difficile, per cui se non siete molto ferrati vi consiglio di non provarci nemmeno, ha fatto fatica anche Tapiroullant che legge moltissimo in inglese.
Parte della difficoltà, però, non viene dall'inglese, ma dal fatto che la storia è raccontata dal punto di vista di uno dei Neanderthal (non proprio attraverso i suoi occhi, ma più spesso "nei pressi" del personaggio), Lok, che peraltro è il più stupido della tribù. Quindi alcune situazioni che Lok non capisce sono descritte in modo tale che ci si mette parecchio a realizzare cosa avvenga davvero, soprattutto per quanto riguarda la descrizione delle attività sapiens. E' un modo di raccontare molto interessante, anche perché Golding immagina un tipo di pensiero diverso dal nostro, un pensiero che funziona principalmente attraverso immagini statiche. Immagina anche che i Neanderthal abbiano grosse difficoltà a comporre pensieri astratti e che abbiano una rozza forma di telepatia con cui riescono a trasmettersi queste immagini. Il problema è che non sempre Golding riesce a rendere bene questa differenza (concordo con Tapiroullant: a volte questa storia delle immagini sembra mascherare un pensiero che di fatto non è diverso dal nostro) e che di sicuro contribuisce a creare confusione nel lettore.
Per fortuna la storia in sé non è male una volta che si superano le difficoltà linguistiche. Si configura come una sorta di thriller: i membri della tribù cominciano a sparire e sull'irraggiungibile isola al centro del lago vicino a cui vivono compare una nuova gente...

ATTENDIBILITA' SCIENTIFICA
Ciò che mi ha colpito di più del libro è la descrizione dei Neanderthal, totalmente diversi da quanto ipotizzato dagli studi più recenti: sono Neanderthal anni '50 che camminano curvi, sono molto pelosi (tanto che i neonati si attaccano al pelo della madre), non sanno produrre il fuoco né costruire armi, vanno in giro nudi, hanno un pensiero molto semplice con difficoltà di astrazione, non amano l'acqua.
Tuttavia venerano una divinità femminile che vedono come madre del mondo, seppelliscono i morti (ma non hanno rispetto per gli antenati, tanto che scavano le vecchie tombe per utilizzarle per le nuove sepolture), nutrono sentimenti gli uni per gli altri e ritengono una grave colpa l'uccisione di animali (infatti mangiano solo quelli uccisi da qualche predatore), rispettano gli anziani, interpretano la forma di una radice come una figura umana stilizzata (un processo d'astrazione di alto livello). In più migrano stagionalmente fra luoghi prestabiliti, si dividono i compiti per genere e hanno una gerarchia: l'uomo più anziano "pensa" e decide i piani d'azione per la tribù, la donna più anziana è una sorta di sacerdotessa del principio femminile e sovrintende al fuoco.
Bene, adesso che ho elencato le caratteristiche dei Neanderthal di Golding posso analizzarle, insieme ad altri elementi che compaiono qua e là nel libro. Premetto che i Neanderthal mi interessano molto, ma che è possibile che le mie informazioni siano datate, lacunose (o influenzate dalla Mc Auel XD), quindi potete correggermi o aggiungere altro all'analisi.
Attenzione: molto di quello che dico qui proviene dalla conferenza di uno degli organizzatori di "The Great History of Human Diversity". Quindi potrebbe interessarvi anche se non vi importa del libro, perché alcune delle cose che dirò sono scoperte recentissime!

- I Neanderthal camminavano sicuramente eretti e dalle ricostruzioni pare non fossero poi così pelosi
- Sapevano costruire manufatti, e non solo di utilità pratica, infatti sono stati rinvenuti oggetti come una piccola faccia scolpita, una sorta di flauto e un braccialetto e si è scoperto che si adornavano i capelli di piume di rapace scelte accuratamente allo scopo. Il livello tecnologico descritto nel libro quindi è sicuramente scorretto
- Seppellivano certamente i loro morti in posizione fetale come nel libro (e in una tomba sono anche stati ritrovati dei fiori), ma che io sappia non ci sono testimonianze di un culto Neanderthal della grande madre terra. Le varie statuette di donne dalla forme materne esagerate (le cosiddette veneri) sono Sapiens. Tuttavia non ci sono testimonianze nemmeno del contrario
- Pare che dei nostri antenati (ma mooooolto più remoti dei Neanderthal, appena dopo l'uscita dalle foreste) seguissero gli itinerari dei carnivori per nutrirsi degli avanzi di carne prima dell'invenzione della caccia. Tuttavia, a parte aver attribuito questo comportamento alla specie sbagliata, il fatto che Golding ponga l'uccisione come tabù consapevole suona male, fa tanto buon selvaggio Roussoiano.
- Mi lascia perplessa la presenza di tigri dai denti a sciabola (descritte come una sorta di vampiri da Lok XD), secondo quanto ne so all'epoca dovevano essere quasi estinte o estinte del tutto
- La Auel ipotizza che i Neanderthal avessero problemi a nuotare perché le loro ossa erano più pesanti delle nostre. Se è vero la paura dell'acqua assume un senso.
- Il pensiero Neanderthal è un argomento discusso perché ovviamente nessuno ne ha mai conosciuto uno vivo. Quello che si sa è che aveva un cervello più grande di noi Sapiens, ma distribuito diversamente: i lobi frontali erano meno sviluppati e quelli occipitali di più. A seconda delle diverse funzioni delle varie zone del cervello si possono quindi fare ipotesi sul tipo di pensiero che corrisponde a questo diverso sviluppo. La Mc.Auel teorizza che per loro fosse molto più difficile innovare, ma che avessero una memoria molto migliore e immagina addirittura la presenza nei Neanderthal di una memoria ancestrale tramandata fra le generazioni (il che è molto affascinante a livello letterario, ma, temo, improbabile).
- La teoria secondo cui i Neanderthal si sarebbero estinti perché sterminati dai Sapiens sono state definitivamente cassate. Non solo le due specie hanno convissuto in Europa per più di 10.000 anni (e non solo loro, c'erano altre specie umane in giro), ma le ultime scoperte evidenziano la convivenza contemporanea in certi siti e la possibilità che si siano creati scambi commerciali e culturali (oltre agli scambi genetici che le ultime analisi del DNA sembrano testimoniare). Pare che quello che li ha fregati alla fine sia stata la pressione demografica

Per molti versi i Neanderthal di Golding sarebbero molto più realistici se invece di Neanderthal fossero una forma umana precedente. Il problema, ovviamente, è che in tal caso non si potrebbe immaginare un incontro con i Sapiens (vedere Wikipedia per credere...con riserva). Forse la soluzione sarebbe una forma contemporanea al sapiens molto più "arretrata", ma non saprei proporre un candidato convincente.

mercoledì 5 settembre 2012

Perchè James bond non è niente a confronto della puttana sacra della Carey



La trilogia di Kushiel di Jaqueline Carey è incentrata sulla figura di Phédre, una prostituta sacra con tendenze masochiste derivanti da una predestinazione divina, che viene addestrata ad essere una spia.
L'ambientazione è un'ucronia medievale fighissima: il paese della protagonista è Terra d'Ange, è una sorta di Francia che venera il figlio di Gesù e della Maddalena, Elua, il cui unico comandamento è "ama a tuo piacimento". La repubblica della Serenissima venera Baal-Iuppiter e Asherat, la dea del mare, mentre il cristianesimo è rimasto una setta ebraica e così via. Tutti questi dei intervengono effettivamente nel romanzo (forse anche un po'troppo). Tuttavia mi chiedo se l'ambientazione sia davvero un'uronia come spero (e a quel punto quale sia l'evento scatenante) o se sia un'accozzaglia di idee carine spapagnate su una mappa del mondo. Alla fine della prima trilogia ancora non è chiaro.
Invece la parte spionistica non è male nel primo romanzo, ma è debole negli altri due (la protagonista ad un certo punto va in giro a chiedere dov'è la sua pericolosissima nemica a persone che probabilmente la stanno nascondendo, un genio), che sono migliori come romanzi di avventura. Anche la storia d'amore del primo romanzo non è niente male, mentre nel seguito non ci sono sviluppi particolarmente interessanti.
Le scene di sesso ovviamente sono per la maggior parte S&M. Io non le trovo malaccio, ma secondo una mia amica sono troppo poco particolareggiate, mentre un'altra mia amica non leggerà la trilogia perché c'è del sesso sadomaso. Bè, io vi ho avvertito.
Alla prima trilogia fa seguito una seconda (che non ho letto) che ha per protagonista un personaggio maschile già comparso nella saga. Anche se la prima trilogia non era incredibile, era abbastanza carina, quindi ci sto facendo un pensierino.

mercoledì 29 agosto 2012

American Gods (Neil Gaiman)

http://en.wikipedia.org/wiki/American_Gods
Questo libro è veramente figo, leggetelo. Come, volete anche sapere di cosa parla? Che pretese!
L'idea base è che se qualcuno crede in un qualche dio, quello prende ad esistere. Il potere degli dei varia a seconda del numero di fedeli e gli emigrati portano con sé i loro dei, creandone versioni differenti. Per fare un'esempio, la Scandinavia ha un Odino e gli U.S.A. un altro.
In questo caso l'ambientazione sono gli U.S.A. e il protagonista è Shadow, un carcerato che sta finendo di scontare la sua pena e si ritroverà invischiato fino al collo in questa faccenda degli dei.
Se vi fidate di questo genere di cose, il libro ha vinto il Nebula, il Bram Stoker e lo Hugo.
Gaiman ha scritto altri romanzi che partono dagli stessi presupposti, fra cui I ragazzi di Anansi, che vorrei procurarmi e Buona apocalisse a tutti! che mi farò prestare a breve.
Parliamo anche un attimo dell'autore: ha scritto sceneggiature per la DC, creato il personaggio dei fumetti di Sandman, scritto Coraline (quello del cartone), Stardust (quello del film, mi piacerebbe leggere il romanzo), collaborato con Alice Cooper ecc ecc, ed è pure sexy.

http://www.lastfm.it/music/Neil+Gaiman

lunedì 16 luglio 2012

Le caverne dipinte (e I figli della Terra): parliamone!


Cosa avete pensato di Le caverne dipinte? E della saga in generale?
Lo spazio dei commenti di questo post è dedicato al confronto su questo argomento, per cui chi non vuole spoiler lo eviti come la peste.

Un paio di regole:
- moderate i termini (a meno che non vogliate insultare la Auel per non averci dato una fine decente)
- cercate di restare in tema
- se esistono fanfiction che propongono un finale alternativo ditemelo per favore. Io stessa sono tentata di riscrivere l'ultimo libro così, per sport.
- si può discutere anche cosa leggere ora. Se avete romanzi ambientati nella preistoria da consigliarmi vi adoro. Mi accontento anche di un'antichità piuttosto remota o di popoli senza la ruota come le civiltà precolombiane. Mi piacciono anche testi scientifici, ma meglio se non sono troppo complicati.
Al momento su questo genere ho sottomano Darwinia di Wilson e The Inheritors di Golding, ma nessuno dei due mi convince. Invece non era niente male Il libro degli Yilanè di Harrison e, come ricorderete, mi era piaciuto molto Ossa della terra di Swanwick. Il famosissimo Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di Lewis mi ha fatto schifo: è una robaccia freudiana e antiscientifica che tenta di essere comica riuscendo solo ad essere deprimente.

domenica 15 luglio 2012

The land of painted caves - Le caverne dipinte: recensione


Ho appena finito di leggere l'ultimo libro della Mc Auel, che a quanto pare dovrebbe essere il capitolo conclusivo della saga dei figli della terra. Scusate, ci ho messo tanto perchè l'ho letto in inglese ed è una mappazza da quasi 800 pagine e quindi in autobus mi portavo il kindle.
Mentre lo leggevo ho fatto dei confronti in libreria con l'edizione italiana che mi è sembrata molto ben tradotta, quindi leggerlo in inglese non vale la pena se dovete fare fatica e non godervi il libro. Non vi perdete niente.
N.B. In questo post cercherò di non fare spoiler, ma non posso recensire il libro senza parlarne, quindi se volete una sicurezza del 100% non leggete oltre. Per favore, evitate spoiler anche nei commenti: per parlare apertamente del libro pubblicherò subito dopo questo un post dedicato in cui si possa discuterne nello spazio riservato ai commenti.

Dunque, commenti a caldo: sicuramente è meglio del penultimo che secondo me era una noia mortale, il che è consolante. Almeno qui succede qualcosa. Tuttavia non è all'altezza degli altri romanzi. Per vari motivi che spiegherò con calma nel post, consiglio caldamente ai non ancora iniziati di concludere la serie con il quarto romanzo, Le pianure del passaggio. Quello è un gran finale per la saga. Sezionata così è è una delle mie saghe preferite in assoluto, una storia grandiosa, avventurosa, piena di personaggi affascinanti e basata su ricerche scientifiche accurate (alcune nuove scoperte sembrano contraddire la Auel, ma è incredibile vedere quante ne ha azzeccate).
Il 5° libro è una palla, non succede quasi niente, è davvero una delusione enorme dopo gli altri. Praticamente urla "gentili lettori, la scrittrice è pagata a parola quindi cuccatevi un sacco di nulla tirato per le lunghe".
Invece il vero problema di Le caverne dipinte è che sarebbe potuto anche essere un buon libro e salvare la serie dall'orrenda caduta del quinto libro, ma è gestito malissimo.
In primo luogo è pieno di ripetizioni inutili e noiose. Anche solo a tagliare quelle il libro migliorerebbe notevolmente (e sarebbe più comodo da leggere in autobus). Alcune hanno anche un loro perché in quanto sono flashback su avvenimenti successi negli altri libri che il lettore (se non è un fanatico come me) potrebbe anche non ricordarsi. Andrebbero ristrette un pochino, ma vabbè. Anche le descrizioni di cose irrilevanti possono avere senso per gli appassionati di preistoria che le possono confrontare con le loro conoscenze. Però la gente comincia a scocciarsi quando la canzone della Grande Madre Terra, che è lunghissima, viene riportata per intero 4 o 5 volte, invece di dire che viene cantata e basta, e lo stesso vale per le presentazioni per esteso dei personaggi con tutte le loro parentele e per la scena ripetuta un sacco di volte quasi sempre con le stesse parole in cui si deve dire anche dei più ridicoli personaggi secondari che hanno notato lo strano accento di Ayla. Questi sono i casi più eclatanti, ma non sono gli unici. Però c'è una parte leggendo la quale ci si sente veramente presi per i fondelli: la Auel ripropone una situazione già avvenuta in un altro libro e la risolve esattamente allo stesso modo, e questo proprio alla fine, dopo una parte interessante che il lettore avrebbe voluto vedere approfondita. Ok copiare, ma non da te stessa e non all'interno della stessa serie e NON a fine libro, tanto più se è l'ultimo della serie!!!
Anche la suddivisione interna del libro lascia forti perplessità, in quanto si dà molto spazio a vicende di scarsa importanza e si taglia su quelle più interessanti. Il libro è diviso in tre sezioni:
- La prima inizia con il raduno estivo che si svolge dopo la fine del libro precedente. Lo stile e l'ambientazione di questa parte sono quelle del già noioso Focolari di pietra, ma qui non si fa che rinfrescare le idee al lettore sui personaggi e sulle loro relazioni, tirandola molto per le lunghe. L'impressione è che sia in gran parte superflua. Dopodiché viene descritto un breve viaggio, che comunque viene sbrodolato troppo.
- La seconda parte riguarda un viaggio  per visitare le caverne dipinte del titolo, ambientato quattro anni dopo. C'è del movimento e qualche avventura interessante, ma anche questa sezione viene tirata troppo per le lunghe, soprattutto per quanto riguarda la descrizione delle suddette caverne e l'introduzione di una quantità di nuovi personaggi che, nonostante non abbiano alcuna importanza ai fini della trama, devono presentarsi per esteso e notare lo strano accento di Ayla.
- La terza parte (e siamo già oltre pagina 500) si svolge dopo un altro salto temporale, stavolta di un anno. Ayla ha circa 26 anni. A questo punto (finalmente!) comincia un pezzo veramente buono che dura circa 200 pagine. La Auel riesce a portare in primo piano in maniera sensata un'ottima idea che era già emersa negli altri libri e a mostrarne le conseguenze, che sembrano preannunciare sommovimenti collettivi, riflessioni da parte dei protagonisti e azione in generale. Il lettore sa già come si evolverà la situazione in termini storici, ma, forse anche per questo, si crea una forte suspance su come sarà gestita la questione nella situazione contingente dei personaggi. Si coglie anche l'eco di riferimenti biblici. Nel frattempo però emerge la situazione scopiazzata dall'altro romanzo di cui parlavo prima, che rapidamente passa in primo piano, mentre quella veramente avvincente viene lasciata sullo sfondo. Anche situazioni meno interessanti storicamente, ma più importanti per la vicenda personale della protagonista (visioni, movimenti di nemici...), vengono descritte minuziosamente solo per essere lasciate in sospeso. Di conseguenza, visto che questo avviene alla fine, la conclusione risulta assolutamente sottotono, sia come narrazione sia come atmosfera, anche se si cerca di salvare capra e cavoli con una frasetta banale sulle conseguenze dell'idea interessante. Dopo quelle 200 pagine tremendamente avvincenti, una fine del genere mi ha deluso terribilmente. L'autrice tira il sasso e nasconde la mano. La prima domanda che mi sono posta una volta chiuso il libro è stata "ma la Auel non ha un editor?". Sarebbe bastato davvero poco per migliorare considerevolmente il libro, e con uno sforzo maggiore se ne sarebbe potuto fare anche un bel romanzo. La seconda domanda è stata "ma le situazioni lasciate aperte? Mica avrà cambiato idea e vorrà fare un altro volume! Ormai è vecchia!". A pensarci bene, probabilmente le situazioni irrisolte rimarranno tali e forse c'è addirittura da sperarlo, vista la qualità degli ultimi libri. Insomma, sono rimasta delusa e forse ancor di più perché in questo libro, a differenza che nell'altro, c'è del buono. E' come vedere Anakin diventare Darth Vader.  Se non avete ancora letto il libro e avete domande siete i benvenuti, se l'avete letto e volete discuterne (o discutere della serie in generale) vi rimando al prossimo post.

giovedì 10 maggio 2012

Bones of the earth (Michael Swanwick)

Ho scoperto questo libro grazie a Tapiroullant di Tapirullanza, che è stato così carino da nominarmi come "persona che lo adorerebbe" nella sua recensione. CVD l'ho adorato *W*
L'ho letto in inglese, ma dovrebbe esistere anche in italiano con il titolo "Ossa della terra". Non ho trovato l'inglese troppo ostico, ma Tapiroullant dice che sono strana io perchè lui (che legge tantissimo in inglese!) l'ha trovato uno degli inglesi peggiori di sempre.
E' stato scritto nel 2002 come espansione del suo racconto "Scherzo with Tyrannosaur", vincitore del premio Hugo, ed è stato nominato per il Nebula (miglior romanzo), l'Hugo di nuovo, il Campbell e il Locus. Infatti è fighissimo e sono scandalizzata che non me abbia vinto nessuno.
Ok, vi siete rotti le palle e volete sapere di cosa parla. Procedo.
Un paleontologo un giorno riceve la visita di uno strano personaggio che cerca di  convincerlo ad entrare a far parte della sua organizzazione. Come strumento di persuasione gli lascia un congelatore. Dentro c'è la testa di uno stegosauro ucciso di fresco.
E non vi dico altro che spoilerare sarebbe un peccato. Aggiungo solo che in questo libro ci sono un sacco di quelle cose che solo a nominarle mi riempiono di gioia estatica: dinosauri, biologia, una deliziosa teoria sull'estinzione dei dinosauri (peraltro anche se è un'invenzione è ben argomentata, si vede che Swanwick ha studiato), viaggi nel tempo (e relativi paradossi), stranezze evolutive. Il tutto corredato da terroristi creazionisti.
Certo, c'erano dei punti dove si sarebbe anche potuto fare di meglio, ma anche se l'ho detto etichetto come eretica questa opinione perchè è un capolavoro. E se non vi piace siete dei grezzoni.

Di Swanwick ho letto anche Cuore d'acciaio (The Iron Dragon's Daughter), stavolta in italiano,  che però mi ha molto deluso. Ha una fighissima ambientazione che mescola fantasy (fate, dreaghi, magia...) e steampunk, ma la storia si può definire solo come metempsicotica e un po'sordida. Nonostante ciò è piaciuta molto a Gamberetta del famoso sito di recensioni di Fantascienza e Fantasy Gamberi Fantasy che io stimo molto, per cui prendete la mia opinione con le pinze e leggete anche la sua recensione prima di cassarlo.

giovedì 12 aprile 2012

Avviso su Le caverne dipinte

Me lo sono comprato in inglese solo per scoprire che finalmente era uscito anche in italiano. Evabbè, mi godrò l'originale (che è anche più economico), anche se temo la termininologia botanica, biologica e specialistica in genere.
Con un po'di pazienza riuscirò a farvi pervenire la recensione, sperando che non sia una cagata come sembrano suggerire i commenti letti in internet tempo fa (poi mi sono cuccata uno spoiler e ho smesso). Già l'ultimo romanzo non mi era piaciuto granchè (mentre Le pianure del passaggio è epico), ma ho fiducia in Ayla U_U

mercoledì 29 giugno 2011

Le cronache del ghiaccio e del fuoco(George R. R. Martin)



Il mio fidanzato mi ha prestato il primo libro della saga "Le cronache del ghiaccio e del fuoco" di George R. R. Martin, "Il trono di spade" (da cui è tratta l'immagine sopra) e me ne sono innamorata, così sto prendendo gli altri in biblioteca. Per ora sono 7 volumi, ma ne uscitanno altri (aiuto...).
E'un grande affresco storico in cui le vite dei personaggi si intrecciano senza che ci sia il solito noiosissimo protagonista che non può morire se no la storia finisce. Gli elementi sovrannaturali sono piuttosto ridotti rispetto al fantasy classico: non ci sono elfi, nani, ecc e anche l'esistenza della magia è dubbia.
Trama (presa da qui): In una terra fuori dal mondo, dove le estati e gli inverni possono durare intere generazioni, sta per esplodere un immane conflitto. Sul Trono di Spade, nel Sud caldo e opulento, siede Robert Baratheon. L'ha conquistato dopo una guerra sanguinosa, togliendolo all'ultimo, folle re della dinastia Targaryen, i signori dei draghi. Ma il suo potere è ora minacciato: all'estremo Nord la Barriera - una muraglia eretta per difendere il regno da animali primordiali e, soprattutto, dagli Estranei - sembra vacillare. Si dice che gli Estranei siano scomparsi da secoli. Ma se è vero, chi sono quegli esseri con gli occhi così innaturalmente azzurri e gelidi, nascosti tra le ombre delle foreste, che rubano la vita o il sonno a chi ha la mala di incontrarli?

Da Feltrinelli vendono a 22,50 euro la raccolta dei primi quattro volumi delle Cronache. La voglio!!! Il prezzo secondo me è molto conveniente, specie beccando anche gli sconti della Feltrinelli che di solito sono in periodo saldi. Il problema è che pare ci siano ancora più errori di traduzione che nelle edizioni italiane (e già lì pare siano tanti, per esempio il metalupo all'inizio è ucciso da un cervo e non da un unicorno e i Tully hanno i capelli rossi) e che le genealogie alla fine sono prese da edizioni successive e quindi contengono spoiler (grazie mille per le avvertenze Bambi Bardot).


Esiste anche un telefilm fatto negli Stati Uniti, non ancora tradotto in italiano. Pare sia composto da 10 puntate per il primo libro in inglese, che formano la prima stagione. La seconda è ancora in produzione e pare uscirà nel 2012. E' realizzato molto bene e piuttosto fedele al libro, anche se ci sono particolari sconcertanti: ad esempio Khal Drogo non è un tartaro, ma un occidentale che usa più ombretto di me -.-'

venerdì 20 maggio 2011

The Land of Painted Caves by Jean M. Auel - Official Trailer

La saga dei figli della terra è una saga ambientata nella preistoria, scritta da Jean M. Auel. La protagonista è Ayla, una bambina Cro Magnon adottata da una tribù di Neanderthal. La ricostruzione storica è molto accurata, anche se ovviamente andando così indietro nel tempo non c'è sicurezza e quindi l'autrice fa sicuramente scelte discutibili. La storia è veramente appassionante, ma qui sono di parte: sono da sempre una fan sfegatata della saga dei figli della terra della M.Auel. Ancora un po'e mi faccio tatuare le copertine sulle chiappe.
Per ora la saga consiste di 5 libri che seguono la storia della vita di Ayla: Ayla figlia della terra, La valle dei cavalli, Gli eletti di Mut, Le pianure del passaggio, Focolari di pietra.
Per le trame dei libri della serie rimando al sito ufficiale (io per ora vi ho spoilerato solo l'inizio del primo libro):


E oggi ho scoperto che è uscito il sesto romanzo della saga!!! Si chiama La Terra delle Caverne Dipinte *_______*
In realtà sono un po'in ritardo, pare che sia uscito il 29 marzo in tutto il mondo.
L'unico problema è che già il quarto mi aveva abbastanza annoiato e deluso (se volete iniziare a leggere la saga vi conisglio di finirla col quarto che ha un finale perfetto) e sul gruppo internet di appassionati che bazzico tutti ne parlano male dicendo che è ripetitivo, noioso e che i personaggi risultano snaturati, quindi sono un po'ansiosa, ma non importa, lo comprerò e leggerò lo stesso da brava fan irrazionale. Per chi è un po'più sensato di me esiste una prewiew di 50 pagine in inglese che si può o scaricare o leggere in rete: http://www.jeanauel.com/books.php

E in ritardo come al solito ho scoperto che esiste anche un film tratto dal primo libro. L'originale si intitola The clan of the Cave Bear, ma è arrivato anche in Italia col nome di Cro-Magnon Odissea nella preistoria. Ayla è interpretata da Darryl Hannah. Anche di questo hanno parlato male (vedi recensione sul Corriere della Sera), ma devo procurarmelo lo stesso!

P.S. Accetto molto molto volentieri consigli su altri romanzi ambientati nella preistoria, pare che il genere non vada granchè, soprattutto in Italia (in inglese si trova più roba).

giovedì 27 gennaio 2011

Strane creature



Strane creature è un libro di Tracy Chevalier, autrice nota soprattutto per il suo La ragazza con l'orecchino di perla da cui è stato tratto un film con Scarlet Johansson. In sintesi Strane creature è la storia di Mary Anning, che ritrovò svariati fossili non molto prima dell'uscita dell'Origine delle specie di Darwin, dando così un grande contributo alla formulazione della teoria dell'evoluzione. Nel romanzo la trama ruota attorno all'amicizia femminile, al difficile ruolo della donna non sposata nel Regno Unito a inizio '800 e alla bruciante passione per i fossili. Per la trama estesa rimando al sito dell'editore.
La parte romanzata delle vicende è sostenuta da un'accuratissima ricerca storica: i personaggi e l'ambiente sono realmente esistiti e la maggior parte degli avvenimenti narrati sono accaduti veramente. Questo libro è una goduria per qualunque appassionato di romanzi storici.
Il punto forte della Chevalier sta soprattuttutto nella definizione dei personaggi: la scrittura (o magari la traduzione) non è eccezionale, ma i personaggi bucano il foglio. Infatti sono realisticamente figli della loro epoca, ma allo stesso tempo riflettono, mettono in discussione e a volte sfidano i limiti sociali e mentali del loro tempo. Sono personaggi con una psicologia complessa e in continua evoluzione che sorprendono sempre e rendono molto gradevole questo libro nonostante in realtà la trama sia piuttosto povera di avvenimenti (come d'altronde è necessario per l'accuratezza storica).
Poi ovviamente, essendo una maniaca sfegatata di fossili ed evoluzionismo ho apprezzato particolarmente anche le parti del libro dedicate al ritrovamento dei fossili, specie a quello dell'ittiosauro ❤ e alla costruzione delle relative teorie.



Un adorabile ittiosauro prima e dopo la cura. Vedete cosa succede a fare troppe diete?


E c'è anche un plesiosauro!

mercoledì 13 ottobre 2010

Siamo un po' Neanderthal




Svante Paabo e i suoi colleghi dell'istituto Max Plank di Leipzig in Germania hanno analizzato il genoma dei Neanderthal ricostruendolo per la maggior parte e confrontandolo poi con quello di persone provenienti da varie parti del mondo. Secondo le loro ricerche l'Homo Sapiens, proveniente dall'Africa, si sarebbe mischiato con i Neanderthal Tra 80.000 e 50.000 anni fa, forse in Medio Oriente. Europei e Asiatici avrebbero dall'1 al 4% di geni dell'uomo di Neanderthal. Le ibridazioni riguarderebbero geni implicati nel metabolismo e nello sviluppo fisico e cognitivo.
Secondo il biologo molecolare e genetista Sean Carroll dell'università del Wisconsin (U.S.A) è possibile che questa ibridazione abbia consentito a noi Sapiens di adattarci ai nuovi climi e ambienti naturali.
I Neandertal sono la specie umana evolutivamente più vicina agli umani moderni. Prima di sparire 30.000 anni fa, hanno vissuto in larga parte in Europa e nell'Asia occidentale.
L'bridazione fra Neanderthal e Sapiens è stato un grande oggetto di discussione nella comunità scientifica. Ricordo che anche se specie differenti possono dare vita ad un ibrido, l'ibrido stesso può essere sterile, come il mulo, ibrido di asino e cavalla.

Evvivaaaaaa! I Neanderthal mi hanno sempre affascinato con il loro megacervello (più grande di quello di noi Sapiens, ma più sviluppato nella zona occipitale, quella della memoria, e meno nei lobi frontali) e il mistero della loro scomparsa e ho sempre sperato che di loro si fosse salvato qualcosa! Potrei avere il 4% di geni Neanderthal visto che sono europea *__________* (ho come l'impressione che la gente normale non sarebbe entusiasta della cosa...)!!!
Peraltro la possibilità di ibridazione fra Neanderthal e Sapiens è anche un punto cardine del bellissimo ciclo di romanzi "I figli della terra" di Jean M.Auel, che hanno segnato indissolubilmente la mia adolescenza (consigliatissimi).

GROWL!!!

Fonti: Corriere della Sera del 12/10/10, http://www.sciencemag.org/

Teschio Neanderthal e teschio Sapiens

Scheletro Neanderthal e scheletro Sapiens