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venerdì 21 ottobre 2016

La luna delle renne (Elizabeth Marshall Thomas)

"La Luna delle Renne" ("Raindeer Moon") è un romanzo del 1987 della scrittrice statunitense Elizabeth Marshall Thomas.
La protagonista è Yanan, nata nella Siberia di ventimila anni fa. La storia comincia quando la ragazza è già defunta e si svolge come un flashback in prima persona lungo due linee temporali parallele: quella che racconta la sua storia quando era in vita e quella che racconta la sua esperienza come spirito. Yanan è bella e abile, ma è una testa calda. Lei e gli altri cacciatori-raccoglitori della Siberia del Paleolitico superiore, molto simile ad una versione gelida della savana africana, lottano costantemente contro la fame, il freddo e tutti gli altri numerosi pericoli del loro ambiente. In questo contesto così duro le rigide regole sociali che regolano la vita dei gruppi umani possono diventare un aiuto, ma anche una prigione, soprattutto in inverno, quando il freddo costringe ad una vicinanza forzata.
La Marshall non è una paleontologa, ma si vede che ha studiato. L'ambiente naturale è ricostruito con cura e il comportamento delle popolazioni umane appare molto verosimile, probabilmente perché è ispirato a quello delle tribù di cacciatori-raccoglitori ju-wa del Kalahari presso cui l'autrice ha vissuto a lungo negli anni '50. Le capanne descritte, invece, sono ispirate a quelle riportate alla luce nel bacino dello Yenisei-Angara.
Ma per parlare di "La luna delle renne" bisogna andare ben oltre il realismo della storia, che è compromesso in partenza dalla decisione - pur molto interessante - di raccontare la storia come se le credenze spirituali delle popolazioni protagoniste fossero reali. Parte del fascino del romanzo deriva dalla suspense creata dalla scelta di raccontare solo alla fine la causa della morte della protagonista. La maggior parte, però, deriva dalla profonda umanità dei personaggi, che, per quanto seguano costumi che al lettore possono sembrare bizzarri, soffrono, gioiscono e amano alla nostra stessa maniera. Ho trovato particolarmente interessante, rispetto ad altri romanzi ambientati nella preistoria, scegliere di raccontare la storia di popolazioni che vivono in condizioni durissime. In questo modo la Marshall crea un romanzo di grande impatto emotivo. Questo soprattutto per quanto riguarda il racconto in prima persona della vita di Yanan, mentre ho trovato a tratti noiosi i racconti della sua esperienza come spirito, in cui si trasforma in vari animali per vivere come loro per un certo periodo.
Nonostante questo, il romanzo mi è piaciuto molto e lo consiglio senz'altro.
Ringrazio ancora Karmilla per avermelo segnalato!

venerdì 7 ottobre 2016

L'uomo dei Balzi Rossi (Stanis Mulas)

"L'uomo dei Balzi Rossi" è un romanzo del 1988 di Stanis Mulas, uno studioso di archeologia mediterranea, laureato in giurisprudenza, che ha esercitato la professione legale e collaborato a vari quotidiani. Mulas ha pubblicato più di cento romanzi, tra gialli e d'avventura, sotto diversi pseudonimi, fino alla sua morte nel 1993.
Il libro ha avuto varie ristampe (che io sappia solo cartacee), ma al momento è difficilissimo da trovare. Io ho comprato usata su Amazon la prima edizione dell'Euroclub Italia (con in copertina fotogrammi del meraviglioso "La guerra del fuoco" di Annaud) ad un prezzo irrisorio.
Ho scoperto questo romanzo su consiglio di Karmilla, una lettrice del mio (più o meno defunto) blog "La Voce del Dinosauro" più di un anno fa. Me l'ha consigliato in quanto sono un'appassionata di preistoria e questo è uno dei pochi romanzi ambientati in quel periodo. In più, rispetto ad altri, ha la particolarità di essere ambientato nientemeno che in Italia, in Liguria, e di essere stato scritto da uno studioso di archeologia mediterranea.
Il romanzo trae spunto da un sito archeologico realmente esistente. Balzi Rossi, infatti, è il nome di una spiaggia, di un museo e di un complesso di grotte vicino a Ventimiglia in cui, dalla seconda metà dell'Ottocento, sono stati trovati diversi reperti paleolitici. Il luogo è chiamato così per il colore della roccia, formata da calcare ricco di minerali ferrosi. Il sito comprende circa 15 caverne con una ventina di sepolture umane, oggetti di vario tipo, un'incisione rupestre e resti animali. Gli scheletri rinvenuti appartengono a uomini di Cro-Magnon (sapiens).
Mulas racconta di uno dei tanti incontri tra i Neanderthal che hanno vissuto per cinquantamila anni lungo l’arco della riviera ligure, e i Cro-Magnon, tramite due storie parallele, quella della vita quotidiana della tribù Neanderthal dei Balzi Rossi e quella di un gruppo di Cro-Magnon che lasciano i territori gelidi in cui sono nati e affrontano un viaggio lungo e pericoloso per raggiungere i Territori Caldi e la Grande Acqua Salata di cui narrano i loro anziani.
Naturalmente il cammino delle due genti si incrocerà, con conseguenze imprevedibili, fra scontri, intrighi e storie d'amore.
Il romanzo in generale è abbastanza ben scritto. L'italiano risulta a tratti antiquato e a tratti molto moderno. Il ritmo è buono, anche se ci sono degli episodi, spesso alla fine, che risultano un po' sconnessi. Il punto di vista è quello di un narratore onnisciente esterno. I personaggi principali sono interessanti e abbastanza approfonditi, quelli secondari risultano sottomessi alle necessità della narrazione (alcuni presenti fin dall'inizio vengono presentati solo quando compiono azioni rilevanti e i personaggi minori sono solo tratteggiati).
Dal punto di vista paleontologico, pur essendo un libro piuttosto vecchio, è comunque molto interessante. Infatti in passato i Cro-Magnon erano spesso indicati come la causa dell'estinzione dei Neanderthal nonostante secondo i reperti abbiano convissuto con i Neanderthal per circa 60.000 anni nel Levante e per più di 10.000 anni in Francia. Questo libro invece promulga un'ipotesi che sembra in linea con alcune recenti scoperte.
Ovviamente ho trovato interessante anche il ritratto delle due culture, raccontate come sullo stesso piano a livello di sviluppo tecnico e culturale, ma comunque differenti: anarchici i Neanderthal, gerarchici i Cro-Magnon, con capi donna in periodo di pace e uomini in periodo di guerra.
Un punto di vista molto diverso da quello della McAuel nella saga de "I figli della Terra".
Quello che ho trovato un po' da romanzaccio di serie Z è stata l'insistenza sulle scene di sesso e sulla libertà sessuale delle donne, chiaramente filtrati da un punto di vista maschile.
In definitiva non è un romanzo incredibile, ma se siete appassionati del genere e siete interessati alla preistoria italiana ve lo consiglio senz'altro.

giovedì 18 aprile 2013

Scrat, Harry Potter e tirannosauri pelosi! (visita ai dinosauri di Monza)


Come promesso sono andata alla mostra di modelli a grandezza naturale di dinosauri nel parco di Monza. Mi è piaciuto un sacco!!!
Non c'è nemmeno un reperto, sono tutti disegni e modelli, di cui quelli piccoli e testa all'interno del museo e quelli più grandi in uno spiazzo all'esterno. I modelli non sono tutti della stessa qualità, ce ne sono di stupendi, come la testa sopra e di meno belli (ma nessuno è brutto), di più recenti e di più vecchi.
L'acquario preistorico mi ha un po'deluso, era un "film" in 3D che andava in loop, ma la cosa fastidiosa è che, per non dover fare usare gli occhialini agli spettatori usava lo stesso metodo delle carte della mia infazia in cui muovendole si muove la figura, quelle a righine (non so se mi sono spiegata). L'effetto in versione cinema è abbastanza fastidioso.
Almeno metà del fascino della mostra sta nei cartelli esplicativi, che raccontavano in maniera semplice e chiara un sacco di informazioni, fra cui molte nuove scoperte, più il backstage della costruzione di un modellino di dinosauro.
Fine della recensione, adesso si passa ad un po'di sano spamming sulle cose più interessanti e/o assurde della mostra.
 


I miei due modellini preferiti: uno spinosauro (*W*) e un gallinacciosauro (no, non si chiama davvero così)


Ciro, il famosissimo dinosauro scoperto qui in Italia con ancora parti molli conservate!

Un vecchio modello di tirannosauro a confronto con le ricostruzioni più recenti: pare che i nostri amici dai braccini rachitici fossero senza labbra e pelosetti.
Ah, e pare che il sindacato per la salvaguardia della reputazione dei t-rex non ne permetta la rappresentazione se non in posizione dominante su di un animale morto

Tenetevi forte: questo grazioso cuccioletto si chiama Dracorex Hogwartsia...in omaggio ad Hogwarts, la scuola di Harry Potter! E poi ditemi che i paleontologi non sono nerd. Già sono nerd di base essendo paleontologi.
Alcuni studiosi pensano che il dracorex non fosse una specie a sé, ma un esemplare giovane di quei dinosauri erbivori sfigati con la calottona cranica inspessita, pare che bozzi e cornini con la crescita venissero riassorbiti nel cranio per formare la calotta. E no, gli esemplari adulti non si prendevano a testate per competere per le femmine, la conformazione delle ossa del cranio e il cervello non avrebbero retto a quel genere di trauma.
 
 E adesso la parte migliore: hanno trovato Scrat. Sì, quello di L'era glaciale, il cartone della Dreamworks. Gli autori del cartone se lo sono inventati, ma poi è stato scoperto davvero O_O Quando la realtà supera l'immaginazione...
Peraltro era uno dei pochi mammiferi vissuti ai tempi dei dinosauri, quindi probabilmente un nostro antenato. Fate ciao al paparino, ragazzi!
Ancora non si sa molto di lui, per esempio è un mistero a cosa gli servissero le zannine a sciabola che erano piuttosto fragili.
Per ulteriori informazioni ingranditevi la foto del cartello!
Avrei ancora tantissimo da raccontare, ma rimando ai prossimi post, che qui già ho scritto un poema.

giovedì 11 ottobre 2012

Weekend preistorico: incisioni rupestri in Val Camonica

Rosa camuna e personaggio con aureola
Case e figura a cavallo
Animali. Per gli antichi camuni erano molto importanti i cervi, considerati simboli solari per via dei palchi di corna che cadono e ricrescono
Spatole, persone e un labirinto

Le incisioni rupestri della Val Camonica sono state realizzate in un periodo che va dall’8000 a.C. al medioevo. Sulle stesse pietre si trovano, spesso sovrapposti, i cervi dei primi popoli cacciatori arrivati nella valle, gli oranti del neolitico, scene di guerra successive alla scoperta della fusione dei metalli, incisioni romane e simboli cristiani medievali. Attraverso i vari motivi figurativi si possono ripercorrere i cambiamenti della cultura camuna attraverso le epoche.
Le aree delle rocce istoriate sono suddivise in vari parchi. Noi siamo riusciti a vederne solo due. Il primo era quello delle Naquane che è anche il più importante. Abbiamo visitato anche la chiesetta vicina, dedicata alle sante Faustina e Liberata, dove si trovano massi con impronte di mani, che, secondo la tradizione, sarebbero stati fermati dalle sante.
Riparo preistorico
Ricostruzione di un'abitazione del Neolitico
Ricostruzione di una casa dell'età del ferro

 Il secondo sito che abbiamo visitato è stato quello di Ceto, Cimbergo e Paspardo, che si trova in un parco naturale e offre anche la ricostruzione di un’abitazione del Neolitico e di una dell’età del ferro. Inoltre il biglietto comprende l’ingresso al museo di Nadro, situato in un edificio medievale, che è piccolo, ma aiuta a capire quanto visto nei vari parchi.
Non bisogna però sottovalutare gli altri siti, in quanto ognuno ha i suoi punti di interesse. Secondo me bisognerebbe dedicare alle visite almeno un intero weekend. I biglietti d’ingresso per i siti sono molto abbordabili visto che si aggirano sui 3-4€ e che alcuni fanno riduzioni per i minori di 25 anni. L’ingresso ad alcune aree, come quella di Seradina-Bedolina è addirittura gratuito. L'Archeopark di Boario Terme costa di più , sui 7-8€, ma è molto interessante perché al suo interno sono ricostruiti insediamenti diversi sia per luogo sia per epoca e si possono provare attività che facevano parte della vita delle comunità preistoriche della valle, come il tiro con l’arco, macinare il grano, un percorso rituale in un labirinto…Probabilmente è un parco pensato soprattutto per i bambini, ma mi sarebbe piaciuto molto andarci. Magari la prossima volta.

venerdì 14 settembre 2012

The inheritors (William Golding)

Un altro libro sulla preistoria, e ancora meglio sull'incontro fra Sapiens e Neanderthal, scritto nientemeno che da Signore-delle-mosche Golding!
Per prima cosa un grosso ringraziamento a Tapiroullant che non solo me l'ha fatto conoscere tramite la sua ottima recensione (che vi consiglio, visto che affrontiamo il libro da punti di vista un po'diversi), ma me l'ha anche prestato ^^
Per seconda cosa le brutte notizie: c'è stata un'edizione italiana del libro chiamata "Uomini nudi" (mmm, sexy!), ma è vecchissima e probabilmente introvabile. La soluzione è leggere il libro in originale come ho fatto io, però vi avverto che l'ho trovato parecchio difficile, per cui se non siete molto ferrati vi consiglio di non provarci nemmeno, ha fatto fatica anche Tapiroullant che legge moltissimo in inglese.
Parte della difficoltà, però, non viene dall'inglese, ma dal fatto che la storia è raccontata dal punto di vista di uno dei Neanderthal (non proprio attraverso i suoi occhi, ma più spesso "nei pressi" del personaggio), Lok, che peraltro è il più stupido della tribù. Quindi alcune situazioni che Lok non capisce sono descritte in modo tale che ci si mette parecchio a realizzare cosa avvenga davvero, soprattutto per quanto riguarda la descrizione delle attività sapiens. E' un modo di raccontare molto interessante, anche perché Golding immagina un tipo di pensiero diverso dal nostro, un pensiero che funziona principalmente attraverso immagini statiche. Immagina anche che i Neanderthal abbiano grosse difficoltà a comporre pensieri astratti e che abbiano una rozza forma di telepatia con cui riescono a trasmettersi queste immagini. Il problema è che non sempre Golding riesce a rendere bene questa differenza (concordo con Tapiroullant: a volte questa storia delle immagini sembra mascherare un pensiero che di fatto non è diverso dal nostro) e che di sicuro contribuisce a creare confusione nel lettore.
Per fortuna la storia in sé non è male una volta che si superano le difficoltà linguistiche. Si configura come una sorta di thriller: i membri della tribù cominciano a sparire e sull'irraggiungibile isola al centro del lago vicino a cui vivono compare una nuova gente...

ATTENDIBILITA' SCIENTIFICA
Ciò che mi ha colpito di più del libro è la descrizione dei Neanderthal, totalmente diversi da quanto ipotizzato dagli studi più recenti: sono Neanderthal anni '50 che camminano curvi, sono molto pelosi (tanto che i neonati si attaccano al pelo della madre), non sanno produrre il fuoco né costruire armi, vanno in giro nudi, hanno un pensiero molto semplice con difficoltà di astrazione, non amano l'acqua.
Tuttavia venerano una divinità femminile che vedono come madre del mondo, seppelliscono i morti (ma non hanno rispetto per gli antenati, tanto che scavano le vecchie tombe per utilizzarle per le nuove sepolture), nutrono sentimenti gli uni per gli altri e ritengono una grave colpa l'uccisione di animali (infatti mangiano solo quelli uccisi da qualche predatore), rispettano gli anziani, interpretano la forma di una radice come una figura umana stilizzata (un processo d'astrazione di alto livello). In più migrano stagionalmente fra luoghi prestabiliti, si dividono i compiti per genere e hanno una gerarchia: l'uomo più anziano "pensa" e decide i piani d'azione per la tribù, la donna più anziana è una sorta di sacerdotessa del principio femminile e sovrintende al fuoco.
Bene, adesso che ho elencato le caratteristiche dei Neanderthal di Golding posso analizzarle, insieme ad altri elementi che compaiono qua e là nel libro. Premetto che i Neanderthal mi interessano molto, ma che è possibile che le mie informazioni siano datate, lacunose (o influenzate dalla Mc Auel XD), quindi potete correggermi o aggiungere altro all'analisi.
Attenzione: molto di quello che dico qui proviene dalla conferenza di uno degli organizzatori di "The Great History of Human Diversity". Quindi potrebbe interessarvi anche se non vi importa del libro, perché alcune delle cose che dirò sono scoperte recentissime!

- I Neanderthal camminavano sicuramente eretti e dalle ricostruzioni pare non fossero poi così pelosi
- Sapevano costruire manufatti, e non solo di utilità pratica, infatti sono stati rinvenuti oggetti come una piccola faccia scolpita, una sorta di flauto e un braccialetto e si è scoperto che si adornavano i capelli di piume di rapace scelte accuratamente allo scopo. Il livello tecnologico descritto nel libro quindi è sicuramente scorretto
- Seppellivano certamente i loro morti in posizione fetale come nel libro (e in una tomba sono anche stati ritrovati dei fiori), ma che io sappia non ci sono testimonianze di un culto Neanderthal della grande madre terra. Le varie statuette di donne dalla forme materne esagerate (le cosiddette veneri) sono Sapiens. Tuttavia non ci sono testimonianze nemmeno del contrario
- Pare che dei nostri antenati (ma mooooolto più remoti dei Neanderthal, appena dopo l'uscita dalle foreste) seguissero gli itinerari dei carnivori per nutrirsi degli avanzi di carne prima dell'invenzione della caccia. Tuttavia, a parte aver attribuito questo comportamento alla specie sbagliata, il fatto che Golding ponga l'uccisione come tabù consapevole suona male, fa tanto buon selvaggio Roussoiano.
- Mi lascia perplessa la presenza di tigri dai denti a sciabola (descritte come una sorta di vampiri da Lok XD), secondo quanto ne so all'epoca dovevano essere quasi estinte o estinte del tutto
- La Auel ipotizza che i Neanderthal avessero problemi a nuotare perché le loro ossa erano più pesanti delle nostre. Se è vero la paura dell'acqua assume un senso.
- Il pensiero Neanderthal è un argomento discusso perché ovviamente nessuno ne ha mai conosciuto uno vivo. Quello che si sa è che aveva un cervello più grande di noi Sapiens, ma distribuito diversamente: i lobi frontali erano meno sviluppati e quelli occipitali di più. A seconda delle diverse funzioni delle varie zone del cervello si possono quindi fare ipotesi sul tipo di pensiero che corrisponde a questo diverso sviluppo. La Mc.Auel teorizza che per loro fosse molto più difficile innovare, ma che avessero una memoria molto migliore e immagina addirittura la presenza nei Neanderthal di una memoria ancestrale tramandata fra le generazioni (il che è molto affascinante a livello letterario, ma, temo, improbabile).
- La teoria secondo cui i Neanderthal si sarebbero estinti perché sterminati dai Sapiens sono state definitivamente cassate. Non solo le due specie hanno convissuto in Europa per più di 10.000 anni (e non solo loro, c'erano altre specie umane in giro), ma le ultime scoperte evidenziano la convivenza contemporanea in certi siti e la possibilità che si siano creati scambi commerciali e culturali (oltre agli scambi genetici che le ultime analisi del DNA sembrano testimoniare). Pare che quello che li ha fregati alla fine sia stata la pressione demografica

Per molti versi i Neanderthal di Golding sarebbero molto più realistici se invece di Neanderthal fossero una forma umana precedente. Il problema, ovviamente, è che in tal caso non si potrebbe immaginare un incontro con i Sapiens (vedere Wikipedia per credere...con riserva). Forse la soluzione sarebbe una forma contemporanea al sapiens molto più "arretrata", ma non saprei proporre un candidato convincente.

lunedì 27 agosto 2012

The great history of human diversity


Qualche mese fa ho assistito ad un'interessantissima conferenza tenuta da uno degli organizzatori della mostra The great history of human diversity che sarà ospitata dal Museo delle Scienze di Trento (orari: 10-18, chiuso il lunedì) dal 21 settembre 2012 al 13 gennaio 2013.
La conferenza anticipava alcune delle tematiche della mostra, che sembra interessantissima. Quantomeno, io ci voglio assolutamente andare *W*
Nel frattempo se fate i bravi vi dirò un paio di cosette che ho imparato alla conferenza.

lunedì 16 luglio 2012

Le caverne dipinte (e I figli della Terra): parliamone!


Cosa avete pensato di Le caverne dipinte? E della saga in generale?
Lo spazio dei commenti di questo post è dedicato al confronto su questo argomento, per cui chi non vuole spoiler lo eviti come la peste.

Un paio di regole:
- moderate i termini (a meno che non vogliate insultare la Auel per non averci dato una fine decente)
- cercate di restare in tema
- se esistono fanfiction che propongono un finale alternativo ditemelo per favore. Io stessa sono tentata di riscrivere l'ultimo libro così, per sport.
- si può discutere anche cosa leggere ora. Se avete romanzi ambientati nella preistoria da consigliarmi vi adoro. Mi accontento anche di un'antichità piuttosto remota o di popoli senza la ruota come le civiltà precolombiane. Mi piacciono anche testi scientifici, ma meglio se non sono troppo complicati.
Al momento su questo genere ho sottomano Darwinia di Wilson e The Inheritors di Golding, ma nessuno dei due mi convince. Invece non era niente male Il libro degli Yilanè di Harrison e, come ricorderete, mi era piaciuto molto Ossa della terra di Swanwick. Il famosissimo Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di Lewis mi ha fatto schifo: è una robaccia freudiana e antiscientifica che tenta di essere comica riuscendo solo ad essere deprimente.

domenica 15 luglio 2012

The land of painted caves - Le caverne dipinte: recensione


Ho appena finito di leggere l'ultimo libro della Mc Auel, che a quanto pare dovrebbe essere il capitolo conclusivo della saga dei figli della terra. Scusate, ci ho messo tanto perchè l'ho letto in inglese ed è una mappazza da quasi 800 pagine e quindi in autobus mi portavo il kindle.
Mentre lo leggevo ho fatto dei confronti in libreria con l'edizione italiana che mi è sembrata molto ben tradotta, quindi leggerlo in inglese non vale la pena se dovete fare fatica e non godervi il libro. Non vi perdete niente.
N.B. In questo post cercherò di non fare spoiler, ma non posso recensire il libro senza parlarne, quindi se volete una sicurezza del 100% non leggete oltre. Per favore, evitate spoiler anche nei commenti: per parlare apertamente del libro pubblicherò subito dopo questo un post dedicato in cui si possa discuterne nello spazio riservato ai commenti.

Dunque, commenti a caldo: sicuramente è meglio del penultimo che secondo me era una noia mortale, il che è consolante. Almeno qui succede qualcosa. Tuttavia non è all'altezza degli altri romanzi. Per vari motivi che spiegherò con calma nel post, consiglio caldamente ai non ancora iniziati di concludere la serie con il quarto romanzo, Le pianure del passaggio. Quello è un gran finale per la saga. Sezionata così è è una delle mie saghe preferite in assoluto, una storia grandiosa, avventurosa, piena di personaggi affascinanti e basata su ricerche scientifiche accurate (alcune nuove scoperte sembrano contraddire la Auel, ma è incredibile vedere quante ne ha azzeccate).
Il 5° libro è una palla, non succede quasi niente, è davvero una delusione enorme dopo gli altri. Praticamente urla "gentili lettori, la scrittrice è pagata a parola quindi cuccatevi un sacco di nulla tirato per le lunghe".
Invece il vero problema di Le caverne dipinte è che sarebbe potuto anche essere un buon libro e salvare la serie dall'orrenda caduta del quinto libro, ma è gestito malissimo.
In primo luogo è pieno di ripetizioni inutili e noiose. Anche solo a tagliare quelle il libro migliorerebbe notevolmente (e sarebbe più comodo da leggere in autobus). Alcune hanno anche un loro perché in quanto sono flashback su avvenimenti successi negli altri libri che il lettore (se non è un fanatico come me) potrebbe anche non ricordarsi. Andrebbero ristrette un pochino, ma vabbè. Anche le descrizioni di cose irrilevanti possono avere senso per gli appassionati di preistoria che le possono confrontare con le loro conoscenze. Però la gente comincia a scocciarsi quando la canzone della Grande Madre Terra, che è lunghissima, viene riportata per intero 4 o 5 volte, invece di dire che viene cantata e basta, e lo stesso vale per le presentazioni per esteso dei personaggi con tutte le loro parentele e per la scena ripetuta un sacco di volte quasi sempre con le stesse parole in cui si deve dire anche dei più ridicoli personaggi secondari che hanno notato lo strano accento di Ayla. Questi sono i casi più eclatanti, ma non sono gli unici. Però c'è una parte leggendo la quale ci si sente veramente presi per i fondelli: la Auel ripropone una situazione già avvenuta in un altro libro e la risolve esattamente allo stesso modo, e questo proprio alla fine, dopo una parte interessante che il lettore avrebbe voluto vedere approfondita. Ok copiare, ma non da te stessa e non all'interno della stessa serie e NON a fine libro, tanto più se è l'ultimo della serie!!!
Anche la suddivisione interna del libro lascia forti perplessità, in quanto si dà molto spazio a vicende di scarsa importanza e si taglia su quelle più interessanti. Il libro è diviso in tre sezioni:
- La prima inizia con il raduno estivo che si svolge dopo la fine del libro precedente. Lo stile e l'ambientazione di questa parte sono quelle del già noioso Focolari di pietra, ma qui non si fa che rinfrescare le idee al lettore sui personaggi e sulle loro relazioni, tirandola molto per le lunghe. L'impressione è che sia in gran parte superflua. Dopodiché viene descritto un breve viaggio, che comunque viene sbrodolato troppo.
- La seconda parte riguarda un viaggio  per visitare le caverne dipinte del titolo, ambientato quattro anni dopo. C'è del movimento e qualche avventura interessante, ma anche questa sezione viene tirata troppo per le lunghe, soprattutto per quanto riguarda la descrizione delle suddette caverne e l'introduzione di una quantità di nuovi personaggi che, nonostante non abbiano alcuna importanza ai fini della trama, devono presentarsi per esteso e notare lo strano accento di Ayla.
- La terza parte (e siamo già oltre pagina 500) si svolge dopo un altro salto temporale, stavolta di un anno. Ayla ha circa 26 anni. A questo punto (finalmente!) comincia un pezzo veramente buono che dura circa 200 pagine. La Auel riesce a portare in primo piano in maniera sensata un'ottima idea che era già emersa negli altri libri e a mostrarne le conseguenze, che sembrano preannunciare sommovimenti collettivi, riflessioni da parte dei protagonisti e azione in generale. Il lettore sa già come si evolverà la situazione in termini storici, ma, forse anche per questo, si crea una forte suspance su come sarà gestita la questione nella situazione contingente dei personaggi. Si coglie anche l'eco di riferimenti biblici. Nel frattempo però emerge la situazione scopiazzata dall'altro romanzo di cui parlavo prima, che rapidamente passa in primo piano, mentre quella veramente avvincente viene lasciata sullo sfondo. Anche situazioni meno interessanti storicamente, ma più importanti per la vicenda personale della protagonista (visioni, movimenti di nemici...), vengono descritte minuziosamente solo per essere lasciate in sospeso. Di conseguenza, visto che questo avviene alla fine, la conclusione risulta assolutamente sottotono, sia come narrazione sia come atmosfera, anche se si cerca di salvare capra e cavoli con una frasetta banale sulle conseguenze dell'idea interessante. Dopo quelle 200 pagine tremendamente avvincenti, una fine del genere mi ha deluso terribilmente. L'autrice tira il sasso e nasconde la mano. La prima domanda che mi sono posta una volta chiuso il libro è stata "ma la Auel non ha un editor?". Sarebbe bastato davvero poco per migliorare considerevolmente il libro, e con uno sforzo maggiore se ne sarebbe potuto fare anche un bel romanzo. La seconda domanda è stata "ma le situazioni lasciate aperte? Mica avrà cambiato idea e vorrà fare un altro volume! Ormai è vecchia!". A pensarci bene, probabilmente le situazioni irrisolte rimarranno tali e forse c'è addirittura da sperarlo, vista la qualità degli ultimi libri. Insomma, sono rimasta delusa e forse ancor di più perché in questo libro, a differenza che nell'altro, c'è del buono. E' come vedere Anakin diventare Darth Vader.  Se non avete ancora letto il libro e avete domande siete i benvenuti, se l'avete letto e volete discuterne (o discutere della serie in generale) vi rimando al prossimo post.

giovedì 10 maggio 2012

Bones of the earth (Michael Swanwick)

Ho scoperto questo libro grazie a Tapiroullant di Tapirullanza, che è stato così carino da nominarmi come "persona che lo adorerebbe" nella sua recensione. CVD l'ho adorato *W*
L'ho letto in inglese, ma dovrebbe esistere anche in italiano con il titolo "Ossa della terra". Non ho trovato l'inglese troppo ostico, ma Tapiroullant dice che sono strana io perchè lui (che legge tantissimo in inglese!) l'ha trovato uno degli inglesi peggiori di sempre.
E' stato scritto nel 2002 come espansione del suo racconto "Scherzo with Tyrannosaur", vincitore del premio Hugo, ed è stato nominato per il Nebula (miglior romanzo), l'Hugo di nuovo, il Campbell e il Locus. Infatti è fighissimo e sono scandalizzata che non me abbia vinto nessuno.
Ok, vi siete rotti le palle e volete sapere di cosa parla. Procedo.
Un paleontologo un giorno riceve la visita di uno strano personaggio che cerca di  convincerlo ad entrare a far parte della sua organizzazione. Come strumento di persuasione gli lascia un congelatore. Dentro c'è la testa di uno stegosauro ucciso di fresco.
E non vi dico altro che spoilerare sarebbe un peccato. Aggiungo solo che in questo libro ci sono un sacco di quelle cose che solo a nominarle mi riempiono di gioia estatica: dinosauri, biologia, una deliziosa teoria sull'estinzione dei dinosauri (peraltro anche se è un'invenzione è ben argomentata, si vede che Swanwick ha studiato), viaggi nel tempo (e relativi paradossi), stranezze evolutive. Il tutto corredato da terroristi creazionisti.
Certo, c'erano dei punti dove si sarebbe anche potuto fare di meglio, ma anche se l'ho detto etichetto come eretica questa opinione perchè è un capolavoro. E se non vi piace siete dei grezzoni.

Di Swanwick ho letto anche Cuore d'acciaio (The Iron Dragon's Daughter), stavolta in italiano,  che però mi ha molto deluso. Ha una fighissima ambientazione che mescola fantasy (fate, dreaghi, magia...) e steampunk, ma la storia si può definire solo come metempsicotica e un po'sordida. Nonostante ciò è piaciuta molto a Gamberetta del famoso sito di recensioni di Fantascienza e Fantasy Gamberi Fantasy che io stimo molto, per cui prendete la mia opinione con le pinze e leggete anche la sua recensione prima di cassarlo.

martedì 14 febbraio 2012

Ai primitivi piaceva disegnare le foche ciccione

Nella grotta di Nerja vicino a Malaga è stato ritrovato su di una stalattite il disegno in ocra di sei piccole foche monache. Le prime datazioni hanno rilevato che potrebbero essere le opere d'arte più antiche dell'umanità. E "umanità" è un termine che va inteso in maniera allargata, visto che risalgono a 43-45 mila anni fa, quando, secondo le teorie precedenti l'uomo sapiens ancora non era comparso in Europa. Di conseguenza o il suo arrivo in Europa va retrodatato, o le foche vanno attribuite a chi in Europa c'era da prima, ovvero all'uomo di Neanderthal! *_* Finora a questo nostro scomparso cugino non era stata attribuita abbastanza capacità d'astrazione per creare opere d'arte...anche se io ricordo chiaramente la scoperta di una scultura raffigurante un volto umano chiaramente attribuita a i Neanderthal. L'università La Sapienza di Roma propone una soluzione intermedia: che la fusione genetica (di cui sembrano emergere sempre più prove) fra sapiens e Neanderthal avesse prodotto anche un avvicinamento culturale dei due tipi umani,

Fonti:
Corriere della sera (22/01/12)

mercoledì 4 gennaio 2012

Dinosauri a Torino




Fino al 5 febbraio a Torino alla Società Promotrice delle Belle Arti ci sarà una mostra sui dinosauri. Io ci sono andata con il mio adorabile fidanzato per il nostro anniversario perchè siamo dei nerd e l'ho trovata molto carina, anche se il target erano principalmente i bambini. Il percorso è un po'corto e le ricostruzioni di dinosauri sono di qualità molto variabile, dalla pura plastica fino alle piumette. L'ambientanzione non è particolarmente realistica, è più uno spunto.
Il pezzo forte sono le stanze con giochi di luce e ombra che ricostruiscono l'ambiente preistorico. Ho anche imparato delle cose che non sapevo. Però, a dirla tutta, la cosa più divertente è stata fare foto idiote con i dinosauri (in stile: "sto limonando con un gigantosauro").
Purtroppo i souvenir costavano uno sproposito.

Valutazione finale: se siete con bambini andateci assolutamente, se siete un gruppo di adulti privi di sconti (noi li avevamo, cicca cicca) e dovete muovervi parecchio per arrivarci forse non ne vale la pena.

domenica 5 giugno 2011

Giocattoli sessuali preistorici


Tedeschi e svedesi a confronto: vincono i tedeschi

Timothy Taylor, uno studioso di archeologia, ha raccontato al Sunday Times: «Finora si pensava genericamente che il sesso, fra i nostri antenati, fosse eterosessuale ed esclusivamente a scopi riproduttivi. E si pensava che questo fosse l’atteggiamento “naturale” verso l’interazione sessuale». Probabilmente Taylor è cresciuto in una famiglia bigotta e sessista e ha scoperto l'esistenza di preservativi e omosessualità solo verso i 18 anni, la stessa a cui gli hano rivelato che Babbo Natale non esiste (ops, scusa bambino! In realtà esiste, pat, pat). Se le scimmie fanno sesso per piacere o come merce di scambio e i leoni maschi si inchiappettano in allegria, quanto è plausibile che le abitudini sessuali dei nostri antenati si conformassero al canone di Famiglia Cristiana?
Bè Taylor ha ri-scoperto la non esistenza di Babbo Natale (ops, scusa di nuovo bambino! In realtà esiste, pat, pat) nel remoto 2005 con il rinvenimento di un fallo di pietra in una caverna germanica, chiaramente usato come giocattolino sessuale. Il simpatico oggetto risale a ben 28.000 anni fa e le sue misure sono di 20 centimetri di lunghezza per un diametro di 3 centimetri.
Pare che la preistoria sia ricca di testimonianze dell’esistenza di giocattoli sessuali, usati già in tempi antichissimi. Nonostante ciò, in molti casi la levigatezza di questi utensili è stata interpretata con un loro uso alternativo, per esempio per scheggiare le selci. E se ce l'hai duro da spaccare le pietre...
Un altro dildo è stato reperito nel 2010 a Motala, Svezia. Meno aitante, è fatto in corno e misura dieci centimetri e mezzo di lunghezza per un diametro di circa due centimetri. Risale a 4-6.000 anni fa. Ma anche in questo caso i noiosissimi archeologi ipotizzano che venisse utilizzato pure, o forse solo, come scalpello. Un tizio un po'più originale, sul blog di Gsran Gruber (l'archeologo), sostiene che l’utensile assomiglia a uno strumento utilizzato da sua madre per macinare il peperoncino (a qualcuno piace piccante!).
In realtà di roba fallica con altre funzioni i "primitivi" erano pieni, in quanto la fertilità era vista come l'unica valida alternativa alla morte. Possiamo parlare per esempio dei mega falli usati nel primo teatro greco, o degli irrigatori per coltivazioni a forma fallica degli Inca.
Un'altra ipotesi è che questi falli preistorici siano rappresentazioni della fertilità maschile, molto più rare rispetto ai corrispettivi femminili (eeeh, bei tempi quando si era considerate superiori...).
La vera domanda però è questa: ma un giocattolino di pietra non è scomodissimo???

Fonti:
- http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2007/04_Aprile/29/sesso_caverne.shtml
- http://www.corriere.it/cronache/10_luglio_22/fallo-preistorico-dipasqua_787d495a-957c-11df-91c3-00144f02aabe.shtml
- http://www.queerty.com/ancient-fire-tool-or-8000-year-old-dildo-20100722/
- http://www.parlandosparlando.com/view.php/id_1187/lingua_0/whoisit_1

Australopiteco a casa, pulisci e lava!!!


Oh yeah *ç*

Analisi sugli isotopi dello stronzio (sì, fa sempre ridere. Buon vecchio guascone di un minerale) presenti nei denti fossili di una ventina di ominidi (sia Paranthropus robustus -estintisi per motivi ignoti- sia Australopithecus africanus -i nostri nonnini), hanno rivelato che, tra i 2,7 e gli 1,7 milioni di anni fa, il maschio tendeva a starsene nella sua grotta, mentre la femmina andava a spasso nella savana per cacciare od unirsi a nuovi gruppi, mollando a casa compagni e figli.
I resti fossili analizzati dagli scienziati dell'Università di Oxford e dell'Università di Firenze al momento sono troppo pochi perchè questa teoria non sia questionabile, anche perchè i test sullo stronzio tendono ad essere parecchio distruttivi ("Dottor Runembaum, posso chiederle dov'è finito il nostro rarissimo cranio di ominide?" "Ehm *coff coff* avevamo bisogno di fare un'analisi degli isotopi dello stronzio" "MALEDETTO STRONZIO!!!").
Tuttavia l'ipotesi pare plausibile visto l'alto livello di testosterone dei nostri antenati, tenendo conto del quale si ipotizza che i maschi potessero diventare aggressivi al momento di entrare in un nuovo gruppo, mettendo in pericolo neonati e giovani. Quindi lo si lasciava direttamente a casa. Ottima soluzione.

GROWL!!!

venerdì 20 maggio 2011

The Land of Painted Caves by Jean M. Auel - Official Trailer

La saga dei figli della terra è una saga ambientata nella preistoria, scritta da Jean M. Auel. La protagonista è Ayla, una bambina Cro Magnon adottata da una tribù di Neanderthal. La ricostruzione storica è molto accurata, anche se ovviamente andando così indietro nel tempo non c'è sicurezza e quindi l'autrice fa sicuramente scelte discutibili. La storia è veramente appassionante, ma qui sono di parte: sono da sempre una fan sfegatata della saga dei figli della terra della M.Auel. Ancora un po'e mi faccio tatuare le copertine sulle chiappe.
Per ora la saga consiste di 5 libri che seguono la storia della vita di Ayla: Ayla figlia della terra, La valle dei cavalli, Gli eletti di Mut, Le pianure del passaggio, Focolari di pietra.
Per le trame dei libri della serie rimando al sito ufficiale (io per ora vi ho spoilerato solo l'inizio del primo libro):


E oggi ho scoperto che è uscito il sesto romanzo della saga!!! Si chiama La Terra delle Caverne Dipinte *_______*
In realtà sono un po'in ritardo, pare che sia uscito il 29 marzo in tutto il mondo.
L'unico problema è che già il quarto mi aveva abbastanza annoiato e deluso (se volete iniziare a leggere la saga vi conisglio di finirla col quarto che ha un finale perfetto) e sul gruppo internet di appassionati che bazzico tutti ne parlano male dicendo che è ripetitivo, noioso e che i personaggi risultano snaturati, quindi sono un po'ansiosa, ma non importa, lo comprerò e leggerò lo stesso da brava fan irrazionale. Per chi è un po'più sensato di me esiste una prewiew di 50 pagine in inglese che si può o scaricare o leggere in rete: http://www.jeanauel.com/books.php

E in ritardo come al solito ho scoperto che esiste anche un film tratto dal primo libro. L'originale si intitola The clan of the Cave Bear, ma è arrivato anche in Italia col nome di Cro-Magnon Odissea nella preistoria. Ayla è interpretata da Darryl Hannah. Anche di questo hanno parlato male (vedi recensione sul Corriere della Sera), ma devo procurarmelo lo stesso!

P.S. Accetto molto molto volentieri consigli su altri romanzi ambientati nella preistoria, pare che il genere non vada granchè, soprattutto in Italia (in inglese si trova più roba).

lunedì 11 aprile 2011

Un Eudicotiledone al giorno scaccia il medico di torno


Fra le ceneri vulcaniche di un antico lago, in Cina, è stato ritrovato il primo fossile intatto, vecchio 125 milioni di anni, di un Eudicotiledone maturo. Prima gli scienziati avevano dovuto basarsi sul polline fossile. Che roba sono gli Eudicotiledoni? Bho, leggetevi la pagina di wikipedia. Per i non iniziati comunque basti sapere che comprendono aceri, mele, ranuncoli e soffioni. In pratica un pomeriggio al parco con anche la merenda.
E pare che all'epoca dei dinosauri fosse tutto un fiorellino, altro che felci giganti, pietroni e zaffate di vulcano in sottofondo! Dinosauri bucolici, questa è la verità! Se volete un po'di brivido però sappiate che visto che allora non c'erano le apine, il polline lo portavano insettacci preistorici brutti brutti.
Fonti:
http://palaeoblog.blogspot.com/2011/04/eudicot-from-early-cretaceous-of-china.html
http://www.eurekalert.org/pub_releases/2011-03/iu-fib033111.php

martedì 8 febbraio 2011

Lupi cattivi lunghi 5 metri *______*


Questo è solo il cranio ed è già lungo più della metà del tuo corpo

Nel 1923, nel deserto del Gobi, viene scoperto l'immenso cranio ritratto nella foto sopra. L'Andrewsarco (Andrewsarchus mongoliensis) è un mammifero carnivoro vissuto in Mongolia circa 38 milioni di anni fa, nell'Eocene superiore. Probabilmente, con i suoi 5 metri di lunghezza e 2 di altezza, è il più grande mammifero carnivoro terrestre mai esistito. Il suo peso doveva aggirarsi sui 1000 Kg, il massimo raggiungibile da un carnivoro terrestre senza che il suo metabolismo collassi (signori, non è il caso che il vostro andrewsarco esprima il suo affetto accucciandovisi in braccio...a meno che non abbia voglia di frittelle).
Aveva gli zoccoli in stile demonio per inseguirti meglio, come tutti i suoi parenti Acreodi. Ma non fraintendiamo, i suoi cuginetti mesonichidi erano lupi decisamente più piccoli e con le zampine corte tipo bassotti, degli sfigati al confronto, mentre gli apalodectidi avevano cranio e denti simili a quelli degli attuali cetacei (che forse discendono da loro), cosa che non incute proprio terrore ("Aaaaah, una balena mannara!!!" non suona serio per niente).
Molti paleontologi pensano che si cibasse principalmente di carogne e la cosa mi delude un po'. Però "principalmente" lascia comunque spazio a un po'di ferocia splatter. Quando avevano fame di carne viva gli andrewsarchi cacciavano brontoteri, delle specie di rinoceronti giganti con il corno a V. Ma secondo me anche TU costituiresti un'ottima merendina per il mio pucciosissimo andrewsarco. Sì, parlo con te.


Secondo me gli piaci, và come sbava!

Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Andrewsarchus (con tutti i vari wiki-collegamenti)
http://www.mr.is/~gk/jfr/ordskyr/a/andrewsarchus_mongoliensis.htm
http://flamingtales.blogspot.com/2010/10/weird-wonder-andrewsarchus.html (qui trovate anche come usarlo in un gdr, il che è estremamente apprezzabile)


GROWL!

Cammelli-giraffa



Tanti anni fa (tra i 10 e i 6 milioni, nel Miocene) fra gli Usa e il Canada, viveva l'Aepycamelus, un cammello dal collo lungo tipo giraffa. Poi si è estinto. Per fortuna.

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Aepycamelus