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martedì 20 novembre 2012

Incas vs. L'atzeco


In questo post uno sfidone all'ultimo sangue fra due libri, primi di due saghe, che parlano di due popoli precolombiani e della successiva conquista spagnola: "Incas: l'ombra del puma" di Antoine B. Daniel e "L'atzeco" di Gary Jennings!!!

Cominciamo da "Incas". Il romanzo parla di Anamaya, una ragazza inca con dei misteriosi occhi azzurri, che, anche se nasce in un villaggio sperduto di una tribù minore, riesce per motivi incomprensibili ad entrare nelle grazie dell'imperatore morente, e quindi negli strati alti della società. Ad un certo punto del libro si inserisce il punto di vista di uno spagnolo, Gabriel,  e si segue così l'arrivo di Pizzarro in Perù e l'incontro fra i due.
Il romanzo non è autoconclusivo.

"L'atzeco" invece è la storia della vita di Mixtli, figlio miope e senza molte prospettive di un cavapietre, che, per varie vicende riesce a scalare la società atzeca e compie vari viaggi fra i popoli confinanti. Viene raccontato anche l' arrivo degli spagnoli fino a vari anni dopo la conquista.
La narrazione è autoconclusiva in quanto segue tutta la vita del protagonista fino alla morte. E' strutturato come una serie di lettere dall'arcivescovo della Nuova Spagna a re Carlo I con in allegato la trascrizione della vita dell'atzeco, un espediente divertentissimo, perché si capisce che il re vorrebbe nuovi racconti pruriginosi e invece il vescovo vorrebbe negarglieli XD Imperdibile la scena in cui Mixtli espone ai frati che stanno scrivendo la sua storia, la sua teoria sulla correlazione fra ampiezza e colore dei capezzoli delle donne e la loro sessualità.

Io non sono un'esperta, ma da autodidatta mi sono appassionata ai popoli precolombiani e ho letto vari libri in proposito, quindi mi sono resa conto che entrambi gli autori devono avere studiato moltissimo per scrivere questi libri, anche se per forza di cose qualche particolare è inventato e qualche teoria potrebbe essere datata.
Entrambe le storie di per sé sono molto interessanti. A pelle mi interessava decisamente di più quella di Anamaya, ma trovo che quella di Mixtli sia sviluppata molto meglio: Anamaya è decisamente troppo "raccomandata", per quanto faccia la povera perseguitata le va tutto troppo bene. In generale i personaggi e le situazioni risultano un po'piatti. Anche la storia d'amore fa decisamente troppo Pocahontas della Disney: loro sanno di essere predestinati a stare insieme e si capiscono fin dall'inizio usando il linguaggio del cuore. Ma per favore!!! Magari i romanzi successivi sono meglio, ma questo non mi invoglia a leggerli.
Bisogna però dire che "L'atzeco" è un romanzaccio, per quanto più vivace, meglio raccontato e con personaggi più interessanti, per mantenere l'attenzione del lettore per tutte le innumerevoli pagine, Jennings ci mette violenza e sesso di tutti i tipi a profusione.
Apprezzo l'inserzione di qualche elemento soprannaturale in entrambi i libri, anche se trovo che Daniel abbia calcato troppo la mano.

Valutazione finale: vince decisamente "L'atzeco" perché:
1) entrambi i libri sono mattoni enormi, ma questo almeno è autoconclusivo (in effetti sono curiosa di vedere come si giochi il seguito nei volumi successivi)
2) mostra uno scorcio più ampio del popolo Inca e delle civiltà confinanti
3) ha personaggi decisamente più tridimensionali
4) ha una trama più vivace
5) l'espediente delle lettere è divertente e serve a cadenzare la storia

Li avete letti? Cosa ne pensate?

lunedì 3 settembre 2012

Chichen Itzà


Chichen Itza, uno dei più importanti siti archeologici Maya! L'abbiamo visitato l'ultimo giorno: visto che era molto esteso, che avevamo tempi stretti e che la guida era un po'scazzata non sono sicura di averlo visto al meglio (sicuramente mi sono persa l'osservatorio astronomico), ma vale sicuramente la pena.
Nella foto vedete la sua famosa piramide, costruita in modo da veicolare significati numerici legati ai due calendari Maya. Se ci battete le mani davanti sentite il verso del queztal, un uccello sacro ai Maya che oggi è quasi estinto.
La piramide è dedicata a Kuculcan (nome Maya di Quezalcoatl, il serpente piumato) ed è costruita in modo che durante gli equinozi si possa vedere un'ombra che scende serpeggiando lungo la scalinata nord.

Il tempio dei guerrieri: su ogni colonna è inciso in bassorilievo un diverso guerriero e in cima alla scalinata c'è la statua di un uomo in posizione particolare il cui significato è ancora ignoto. Sulla pancia della statua c'è una cavità in cui venivano poste le offerte sacrificali.

Sullo sfondo vedete la mensola dove veniva posta una rastrelliera con i teschi dei nemici uccisi in battaglia! Ne voglio una anch'io in salotto!

A Chichen Itza c'è il più grande campo per il gioco della palla di tutta la mesoamerica. Questo gioco esisteva in molte varianti. In questa la palla poteva essere colpita con delle mazze. Chi riusciva a fare passare la palla nell'anello, un colpo difficilissimo, si faceva sacrificare immediatamente sul posto per accedere in paradiso senza passare per le prove intermedie e la sua famiglia riceveva grandi onori. Che culo, eh?

giovedì 12 luglio 2012

Palenque


Source

Il sito archeologico maya di Palenque è uno dei più famosi in assoluto per via dell'incisione che vedete sopra, che è stata interpretata come un'astronave XD Cioè, ovvio che i maya discendono dagli alieni, no? Mettetevi il cuore in pace, è solo l'albero della vita che collega i tre mondi, cioè il nostro, l'inframundo (una sorta di inferno con 9 livelli) e i vari paradisi. Il tizio in foto sta ascendendo al paradiso.
Ma non è un tizio qualunque, è Pakal, il personaggio più importante di Palenque.


Quello che vedete in foto è il tempio delle iscrizioni, dove è stata trovata la tomba di Pakal, il re più importante della città che ora chiamiamo Palenque per via dell'omonima città vicina. Purtroppo la tomba non è accessibile. I reperti e la riproduzione della tomba così come è stata trovata sono al museo di antropologia di Città del Messico.
Pakal perse il padre giovanissimo e le redini del potere furono di fatto in mano a sua madre finché non raggiunse la maggiore età con la prima eiaculazione. Fu un grande sovrano e i maggiori monumenti di Palenque sono monumenti che lo commemorano: oltre alla sua tomba, uno dei pochi casi di piramidi che contengono un sepolcro, c'è quella di sua moglie, chiamata la regina rossa, nella piramide di fianco. In più il figlio eresse altre tre piramidi che celebravano il passaggio del potere spirituale e guerriero dal vecchio al nuovo sovrano e l'ascesa di Pakal al paradiso. Queste tre piramidi però, invece di essere completamente in pietra, sfruttano tre collinette preesistenti, terrazzate per creare dei gradoni. Questo è visto dagli archeologi come l'inizio della decadenza di Palenque.
Una curiosità: gli archeologi inizialmente pensavano che la tomba della regina rossa potesse essere quella della madre di Pakal, invece con la prova del dna hanno verificato che i due non erano parenti e hanno stabilito che fosse quella della moglie. Questo è comunque strano perché i sovrani maya praticavano l'endogamia, ovvero si sposavano fra parenti strettissimi. Le deformità dei bambini che nascevano erano viste come un segno di divinità, tanto che i bambini nati normali talvolta subivano modificazioni corporee per sembrare più belli: il loro cranio veniva schiacciato fra tavole in modo da allungarsi (i crani allungati sono stati usati come prova che i maya erano alieni XD), i nasi venivano incisi in modo da formare una gobbetta e veniva provocato lo strabismo appendendo palline davanti agli occhi dei bambini.
Oltre a queste modificazioni corporee, per essere belli i maya si tatuavano (sia gli uomini sia le donne), si bucavano le orecchie e dilatavano i lobi fino a potersi mettere orecchini giganti (in genere erano dischi con un perno posteriore da infilare nel lobo), si bucavano il naso e indossavano enormi ornamenti nasali, si incastonavano giada nei denti, le donne si limavano i denti a punta e gli uomini si facevano acconciature elaborate.

martedì 10 luglio 2012

Teotihuacan


Teotihuacan è il più grande sito archeologico del Messico ed è abbastanza vicino alla capitale. Si discute ancora da chi sia stata fondata questa città, ma fra il 150 e il 450 divenne il fulcro di una cultura che dominava quasi tutta l'America centrale. Qui ha avuto origine lo stile architettonico talud-tablero, consistente in gradini trapezioidali alternati a gradini rettangolari, che si ritrova in moltissime altre civiltà precolombiane. Tra il 700 e l'800 però questa civiltà comincia un declino misterioso. Le possibili spiegazioni sono tante, fra cui rivolte interne e siccità, ma nessuna è stata confermata.
In epoca atzeca la città divenne luogo di pellegrinaggio, in quanto veniva identificata come il luogo in cui gli dei si erano sacrificati per mettere in moto il sole.
Come potete vedere dalla mappa, al centro della città c'è un viale chiamato viale dei morti, su cui si affacciano due piramidi, la Piramide della Luna più a nord, e più in basso quella del Sole, che è la terza più alta del mondo (anche se le due piramidi, per via di un dislivello del terreno, arrivano alla stessa altezza). A sud si trova la Cittadella, dove si trova la piramide dedicata a Quezalcoatl, il serpente piumato. Vicino ai templi abitavano le persone più ricche e importanti dell'epoca, e nelle rovine dei loro palazzi si sono ritrovati resti di affreschi stupendi.

Nella foto potete vedere la piramide della Luna vista da quella del Sole. Su quella della Luna si può salire solo fino a metà, mentre sulla piramide del Sole fino in cima (infatti ho avuto male ai muscoli per tre giorni). Andando da una piramide all'altra lungo il Viale dei Morti (chiamato così perché si pensava che vi si trovassero delle tombe, cosa che si è rivelata falsa) si incontra l'unico affresco all'esterno di un palazzo ad essersi conservato, che raffigura un giaguaro su uno sfondo a righe. 

In uno dei palazzi nobiliari si trova uno degli affreschi sopravvissuti più interessanti, quello che raffigura il paradiso di Tlaloc, il dio della pioggia. Qui vedete i morti degni di accedervi (per esempio le persone morte per annegamento) immersi in un paradiso naturale. I riccioli che escono dalle loro bocche, quando sono rivolti verso l'alto indicano la parola, verso il basso il canto e se sono decorati con fiori indicano che ci si rivolge agli dei.

Nella cittadella si trova la piramide più bella di tutte, quella dedicata a Quezalcoatl, il serpente piumato. Si è conservata molto bene perché era ricoperta da un'altra piramide, come tradizionalmente si faceva ogni 52 anni, quando il calendario rituale (lunare) e quello normale da 360+5 giorni coincidevano e scadeva quindi il secolo.
Quezalcoatl è una divinità interessante perché si pensa possa essere stato un personaggio realmente esistito. Alcuni ipotizzano addirittura che sia stato uno dei vichinghi che arrivarono in America prima di Colombo, in quanto le leggende lo descrivono biondo e barbuto (i locali si depilavano il viso maniacalmente). Secondo la leggenda egli se ne andò dall'America dopo aver subito un torto, giurando che sarebbe tornato in quello che fu l'anno dell'arrivo di Cortès. Infatti il conquistador spagnolo fu scambiato dall'allora imperatore Moctezuma II, che aveva formazione da sacerdote e aveva preso il potere solo dopo la morte del legittimo erede, proprio per Quezalcoatl, tornato per vendicarsi. Questo fu uno dei motivi per i quali gli atzechi non agirono subito contro gli spagnoli.
In questa piramide vedete teste del serpente piumato (attorno al collo non ha un fiore ma piume) alternate a quelle di un dio non ancora identificato, che si pensa possa essere il dio della pioggia o il dio del mais per via della bocca a forma di pannocchia. Alle teste si alternano in verticale bassorilievi raffiguranti Quezalcoatl visto di lato e in orizzontale raffigurazioni di conchiglie, che erano considerate preziose in quanto non erano presenti nella zona.
Nel museo di antropologia di Città del Messico si può ammirare una ricostruzione della piramide come doveva essere nel periodo del suo massimo splendore, dipinta con i colori rinvenuti con analisi microscopiche.